La Svizzera e la crisi energetica: quali politiche e verso quale mercato?

di Valeria Camia e Alessandro Vaccari

Il brutale aumento dei prezzi dell’elettricità sta colpendo il mercato europeo, ponendo gli stati membri nella non facile situazione di scegliere quali politiche attuare per sostenere le economie domestiche e le aziende. Anche la Svizzera è confrontata con la crisi energetica. Ma con sue peculiarità: ad esempio, il Paese non è membro dell’UE ma ha comunque un ruolo importante negli scambi di energia con i Paesi vicini; inoltre il mercato dell’energia nella Confederazione è liberalizzato solo parzialmente. Come funziona il mercato svizzera e quali gli interessi in gioco; in che modo organizzare gli scambi internazionali in modo da garantire la sicurezza di approvvigionamento a prezzi prevedibili: sono queste alcune domande oggetto della serata pubblica Il mercato dell’energia elettrica, organizzata dal Gruppo di studio e di informazione Coscienza Svizzera lo scorso 25 ottobre a Locarno (in collaborazione con l’Osservatore Democratico, il Movimento europeo Svizzera e il Club Plinio Verda).

Abbiamo chiesto a Mauro Dell’Ambrogio, già Segretario di Stato e membro di comitato del Gruppo di Coscienza Svizzera nonché moderatore della serata, una sintesi delle riflessioni e osservazioni emerse durante la serata che ha visto la partecipazione del professor Massimo Filippini (ordinario di economia politica presso l’USI e presso l’ETH di Zurigo e direttore del Centre for Energy Policy and Economics dell’ETH di Zurigo) e Roberto Pronini, direttore dell’Azienda Elettrica Ticinese – AET.

Dottor Dell’Ambrogio, ci può riassumere la specificità del mercato dell’energia elettrica elvetico e chiarire in che modo tale specificità colpisce in modo ineguale il Paese?

La produzione di elettricità in Svizzera è caratterizzata da una prevalenza della fonte idroelettrica e da una parte ancora importante di quella nucleare, destinata tra pochi decenni ad essere sostituita da fonti rinnovabili (solare, eolico), la cui crescita è però in grande ritardo. Siamo in grado di esportare in estate, ma dobbiamo importare di più in inverno. Produzione e distribuzione sono quasi completamente in mano ad enti pubblici, che operano spesso tramite società di cui sono azionisti. La distribuzione ai consumatori è fatta da più di seicento aziende locali: alcune strettamente legate a produzioni locali; altre interamente costrette ad acquistare altrove. Le differenze stagionali e orarie di produzione e di consumo obbligano comunque tutte le aziende a vendere e comprare in diversi momenti, visto che l’elettricità non può essere “immagazzinata” sulle reti. Mercato nazionale e internazionale si sovrappongono inevitabilmente.

Qual è, tradizionalmente, il ruolo della Svizzera negli scambi di energia elettrica con i Paesi vicini? E cosa sta cambiando, come conseguenza del conflitto in corso in Ucraina?

La Svizzera ha sempre avuto un ruolo importante come piattaforma di interscambio con i paesi vicini. Una rete svizzera dell’alta tensione in pratica non esiste, ma è parte della rete internazionale, con più di 40 punti di passaggio della frontiera. Tradizionalmente la Svizzera importa di notte energia da fonte termica (nucleare, carbone) che è per sua natura costante (le centrali termiche non si possono spegnere né accendere in breve tempo), anche per pompare acqua nei bacini idrici, che viene poi turbinata di giorno, quando il prezzo è maggiore, per esportare elettricità, o venderla per mantenere la tensione sulle grandi linee internazionali che ci attraversano. Anche le turbine a gas, diffuse in altri paesi, permettono di integrare la produzione secondo in bisogni del momento: non solo per il variare del consumo, ma anche della produzione. Vento e sole sono infatti imprevedibili. Le difficoltà di approvvigionamento in gas, dovute alla guerra, si sono sovrapposte a un periodo di fermo per revisioni in centrali nucleari francesi. Le scarse piogge hanno pregiudicato anche la produzione idroelettrica e il sovrapporsi di queste cause ha fatto schizzare in alto i prezzi.

Ritiene adeguate le attuali politiche energetiche europee anche nel breve periodo di fronte alla necessità contingente di far fronte agli abnormi aumenti dei costi dell’energia che molti attribuiscono in buona parte a fattori speculativi?

Le politiche energetiche devono muoversi tra le necessità ambientali e quelle di sicurezza dell‘approvvigionamento. In Europa vi è consenso sulla necessità di abbandonare le fonti fossili (carbone, petrolio, gas) e favorire quelle rinnovabili. Vi sono divergenze sul mantenimento o meno del nucleare: favorevole la Francia, contraria la Germania. Il gas importato (meno inquinante e più modulabile del carbone) era visto come una soluzione transitoria in attesa di sviluppare ulteriormente solare ed eolico, ma la guerra ha preso la Germania in contropiede. Nel breve periodo non è possibile fare molto, tranne ridurre i consumi. La speculazione è inevitabile quando la domanda di un bene necessario supera l‘offerta e i governi di paesi diversi hanno situazioni e interessi diversi.

Quali politiche nazionali sono pensabili al fine di garantire la sicurezza di approvvigionamento a prezzi prevedibili anche in considerazione del fatto che la Svizzera ha posto fine ai negoziati di accordo quadro istituzionale con l’UE e quindi all’integrazione del mercato elvetico  in quello europeo?

Indipendentemente dalla crisi attuale, tutti gli esperti svizzeri sono preoccupati per l‘esclusione del nostro paese da quanto l‘UE sta facendo: non solo per regolare il mercato europeo dell’elettricità, ma anche per aggirare con nuove linee il nostro paese. L‘isolamento ci farà diventare gli ultimi ad essere serviti dall’estero in occasione di crisi d’approvvigionamento future. Esso si aggiunge a una politica nazionale che si è dimostrata troppo ottimista, dopo la decisione di non costruire nuove centrali nucleari. Quelle in funzione dovranno essere spente per vetustà prima di un sufficiente sviluppo delle fonti rinnovabili. L‘idroelettrico non offre più grandi margini di aumento. I consumi aumentano per sostituire altri consumi energetici da fonti fossili (auto elettriche, termopompe). Il parlamento ha già deciso una minore attenzione a taluni impatti ambientali (paesaggio, deflussi minimi) per accelerare lo sviluppo di ogni fonte rinnovabile. L‘aumento massiccio dei prezzi viene visto da molti come un doloroso ma necessario incentivo per rivedere le abitudini di consumo e per indurre le scelte di investimento private e pubbliche in favore di soluzioni meno energivore.

pastedGraphic.png

Seguici

Cerca nel blog

Chi siamo

Questo blog nasce dall’incontro di tre persone emigrate volontariamente in età adulta dall’Italia in Svizzera e che in questo Paese hanno realizzato esperienze diverse in vari ambiti lavorativi e culturali. 

Ultimi post

L’Italia vista da fuori

L’Italia non è certamente il fulcro dell’interesse mediatico internazionale, tra guerre ai confini europei, deliri di onnipotenza di improbabili magnati che comprano “nuovi giocattoli” e

Leggi Tutto »

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *