Lista delle S-malattie consigliate #36: Eroi

“Sono tempi da eroi”, ostiene Paolo Borzacchiello nell’ultimo romanzo “La quinta essenza”.

Tuttavia, ogni epoca ha avuto i suoi “eroi” che hanno fatto la storia: inventori, artisti, personaggi politici, medici e tanti altri ancora.

Di questi uomini e donne straordinari, sono ricchi libri di storia, opere biografiche, pagine web, musei e molto altro ancora.

Ma non sono questi i personaggi di cui voglio parlare oggi.

Buongiorno come stai?

Settimana scorsa ci siamo salutati, parlando di quanto fosse importante togliere, al fine di raggiungere un obiettivo importante.

Oggi voglio parlare di quella figura che per me è l’eroe per eccellenza.

Seppur spesso poco riconosciuto dalla società odierna.

Per introdurre l’argomento, ho scelto questo video.

Spero possa farti ragionare, esattamente come ha fatto con me.

Quante volte ci facciamo prendere dall’ansia per delle cose ridicole?

Quante volte stiamo a sentenziare su cosa conta e per chi?

Quante volte, invece, riconosciamo che non esiste motivazione più forte di quella che ha una mamma, nell’accudire e crescere i propri figli?

Guardando un talent show, ho ascoltato la storia di un ragazzo che si traveste da supereroe per aiutare i bambini ricoverati in ospedale nel combattere le loro malattie, donando loro un sorriso, un sostegno e una speranza.

Alla fine dell’intervento, il nostro protagonista ha chiesto al pubblico di chiudere gli occhi e immaginare che tipo di supereroe gli sarebbe piaciuto essere.

Pochi attimi di silenzio e infine, la fatidica domanda…

Siete pronti a diventarlo?

Io ho immaginato lei, il mio più grande eroe fra tutti gli eroi di ogni tempo. Mia mamma.

Da lei ho imparato e ancora oggi imparo tantissimo.

La perseveranza, il coraggio, la voglia di combattere per ciò in cui si crede, la capacità di far nascere i fiori anche sull’asfalto.

Mamma è la prima di due fratelli. Fin da piccola ha dovuto badare al fratello e al cugino,  coetaneo , più piccoli di lei. Inoltre, crescendo, ha iniziato a prendersi cura anche dello zio, malato di poliomielite.

Lei non ha avuto modo d’imparare a camminare fino all’età di quattro anni e non ha conosciuto il giorno del suo compleanno finché non ha iniziato lei a fare gli auguri ai suoi nonni che l’hanno cresciuta.

È sempre stata una brava bambina, si è sempre data da fare per aiutare chi le stava accanto. Benché non abbia ricevuto molte coccole nella sua infanzia, ha dato tutto ciò che poteva a noi cinque, le sue figlie.

Non l’ho mai sentita arrabbiata od offesa per ciò che non ha avuto nella sua vita.

A prescindere da tutto ha dato il suo meglio, anche se ancora oggi, si colpevolizza, per non essere stata capace di darci carezze e affetto.

Ovviamente, non sono d’accordo con lei su questo punto. Il suo amore nei nostri confronti è stato totale. 

Ci ha educate a essere fiere e responsabili delle nostre azioni. Ci ha sempre spronato a ragionare con la nostra testa, senza farci trascinare dalle circostanze e dall’ambiente circostante.

I suoi modi, a volte, erano un po’ rudimentali, ma estremamente efficaci. Aveva una mira pazzesca quando ci lanciava le ciabatte, dopo che avevamo fatto una marachella.

Se lo stai pensando, fai molto bene. Io non ero uno stinco di santo, non lo sono neanche oggi e le sue ciabattate me le sono meritate tutte, dalla prima all’ultima.

Ci ha stimolato a fare ciò che ci rendeva felici, senza mai costringerci a compiere una scelta piuttosto che un’altra.

Ho sempre potuto lasciare in giro i miei diari e le mie letterine, sicura del fatto, che non è mai stata un’ impicciona e ancor più certa che ciò che dicevamo tra noi  restava tra noi.

Mi ha insegnato a essere onesta, leale e a difendere le mie idee.

Ammetto che quando le nostre opinioni divergevano, c’era da divertirsi in casa. A colpi di battaglie linguistiche senza pari.

Papà, ogni tanto, mi esortava a essere meno dispettosa nei suoi confronti, perché la facevo arrabbiare. Infatti una delle cose che amo di più di mamma, è che dopo essersi scatenata come una furia funesta, riesce a scoppiare nel più bel sorriso del mondo.

Lasciando mio padre attonito, completamente esterrefatto, del suo cambiamento repentino e dal nostro rapporto tanto litigioso quanto pieno di rispetto e ammirazione reciproca.

“Con una testa dura come la vostra, ci scavano il traforo del Gran San Bernardo” ci diceva sempre mia sorella, la più grande delle cinque, Milena.

Ammetto che aveva ragione.

A due teste dure, passionali e fiere, non puoi mettere il freno.

Come non si può arrestare l’amore di una madre e ciò che, volente o nolente, trasmette ai suoi figli, a prescindere dal fatto che se ne renda conto o meno.

Maurizio Andolfi, che si occupa di terapia familiare, non a caso scrive: 

“Nascere è come venire catapultati in un libro già popolato di personaggi e di storie, è come stabilire un contatto con una realtà le cui regole sono già parzialmente scritte. La nostra presenza creerà delle modifiche alla trama, anche al finale, ma non saremo mai in grado di separarci dalle pagine che precedono la nostra entrata in scena e saremo inevitabilmente influenzati da queste pagine di cui siamo figli.”

Questo è il motivo principale, per cui quando parlo di eroi, il mio primo pensiero va alle mamme.

Coloro che generano da loro stesse la vita e mettono in discussione tutto ciò che conoscono e che sono, al fine di rendere bella l’esistenza dei loro figli. 
Facendo così di questo mondo, un posto migliore.

Anche perché, come canta Renato Zero, in un suo testo “Che una madre si arrende e un bambino non nascerà”.

Ma le mamme non si arrendono. Cadono, si fanno male e si rialzano. Sbagliano, piangono, si arrabbiano, ma poi ci riprovano ancora. Ecco perché, i veri eroi sono loro.

Capaci di vivere la loro vulnerabilità, autentiche, nel perseguire la loro natura e il loro amore.

Anche loro sanno bene che…

A volte basta un primo passo per cambiare il mondo, 
ma per rivoluzionarlo davvero, non può restare il solo.

E vanno avanti, passo dopo passo, decisione dopo decisione a trasformare il mondo.

Grazie di cuore a tutte le mamme.

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Questo blog nasce dall’incontro di tre persone emigrate volontariamente in età adulta dall’Italia in Svizzera e che in questo Paese hanno realizzato esperienze diverse in vari ambiti lavorativi e culturali. 

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