Lista delle S-malattie consigliate #42: Realtà

Buongiorno come stai? Voglio introdurti a questa s-malattia raccontandoti una storia.

C’erano due amici, Giovanni di Padova e Mauro di Brescia, che da vent’anni, si davano appuntamento alla fiera dei  cavalli di Verona. 

Erano entrambi  appassionati di monta all’americana.

Ogni anno, gli piaceva fare a gara nell’indovinare quali sarebbero stati i vincitori delle diverse competizioni. 

Due sere prima dell’evento, però, Giovanni ebbe un piccolo incidente in auto. Slittando su una stradina di campagna, la sua autom finì  in un piccolo fosso.

L’indomani, con la luce del giorno, sarebbe andato a recuperarla. Tuttavia per riparare i danni dovuti all’urto, ci sarebbero voluti almeno cinque giorni.

Mauro da buon amico come era, decise  di partire da Brescia per andare a prendere Giovanni a Padova e fare il viaggio insieme verso Verona, dove si svolgeva il tanto amato evento.

I due si svegliarono la mattina presto, felici ed entusiasti all’idea di arrivare alle porte della città  alle prime luci dell’alba.

Così, Mauro al volante e Giovanni come copilota partirono. 

Giovanni: “Mauro, dovremmo essere a Verona per le sette. Conosci la strada?” 

Mauro: “Giova, la faccio tutti gli anni da ormai vent’anni… Che domande mi fai?”

Giovanni: “Beh allora, non ti dispiace vero, se faccio una pennichella? Ho fatto fatica a 

                 prendere sonno ieri e non voglio addormentarmi durante le gare.”

Mauro: “Ci penso io! Tu dormi pure, sei in ottime mani.” 

In men che non si dica Giovanni cadde in un sonno profondo.

Il viaggio procedeva sereno e tranquillo, con  qualche sussulto causato ogni tanto da Giovanni che russava. 

Alle sei e mezza, Mauro iniziò a scorgere, davanti a sé,  un’enorme distesa d’acqua.

Sconcertato, iniziò a borbottare: “Non capisco, eppure la strada l’ho fatta mille volte, avanti e indietro, indietro e avanti. Non è possibile. C’è qualcosa che non torna. Impossibile.” 

Giovanni, svegliandosi di soprassalto, aprì gli occhi e vide la costa davanti a sé…

“Ma, è uno scherzo? Mauro, cosa ci facciamo al mare?”

Mauro protestò furioso “Uffa, non lo so, non è possibile, che diavolo ci fa il mare qui?”

Così Giovanni, ridendo rilassato ribatte “Dai Mauro, penso che l’Adriatico sia al suo posto, piuttosto, cosa ci facciamo noi qui? Non avevi  detto che conoscevi la strada?” L’amico si sentiva sempre più confuso:

“Ma dai su, Giovanni, lo sai che la so, è da vent’anni che la faccio”.

“Capisco Mauro ma… Allora come hai fatto a sbagliarla?” Replicò Giovanni 

“Mah, non ne ho idea…” disse Mauro sconfortato: “Ho fatto quella che faccio da sempre. Tutta dritta verso est.”

A quell punto  Giovanni, capendo l’arcano, scoppiò in una fragorosa risata. “Beh, cos’hai da ridere?” “Semplice Mauro, tu hai fatto la strada che hai sempre fatto partendo da Brescia. Mentre noi partendo da Padova, dovevamo andare a ovest.” Concluse Giovanni: “Dai su, scendiamo e prendiamoci un caffè. Vedrai che dopo ci orienteremo meglio.”

Fu così che i due amici risero insieme dell’accaduto e si godettero la colazione alle  luci dell’alba in riva al mare.

Cosa non aveva messo in discussione Mauro, prima di partire?

Com’è riuscito Giovanni a capire qual era stata la svista di Giovanni?

Il motivo per cui ho esasperato questo errore, riportandolo a un concetto geografico, è solo per renderlo più semplice e immediato da capire.

Anche perché, storie come questa, capitano tutti i giorni.

Il nostro cervello per risparmiare tempo e fatica, utilizza delle vere e proprie scorciatoie mentali. Difficilmente terrà conto delle variabili. 

Definendo quindi, non solo il mondo che lo circonda, ma anche se stesso, utilizzando specifici parametri, che salvo casi particolari, manterrà nel tempo.

È naturale quindi, che ognuno di noi abbia una visione di sé che spesso e volentieri differisce dalla “realtà”. Proprio perché questa è estremamente soggettiva.

Quante volte, anche tu, avrai creduto di essere un certo tipo di persona, per poi venir contraddetto da chi, all’esterno, nota ciò che tu da solo, non avresti mai immaginato?

A me è successo e so che mi capiterà ancora.

Ricordiamoci che, ogni feedback che riceviamo, di fatto, è la risposta emotiva di un altro essere umano a un nostro comportamento. 

Credo sia appropriato, dare maggior peso, a quelle osservazioni che ci vengono fatte più spesso. Specie dalle persone che ci vivono accanto.

Lavorativamente parlando, invece, credo sia auspicabile, dar credito a chi, fa parte del nostro stesso settore.

È fondamentale, per poter migliorare e crescere, farci aiutare da chi  riesce a vedere e capire cose, che noi da soli, non potremmo notare.

Anche perché, nessun fine è raggiungibile, se non si conosce il punto di partenza.

Questo vale per i risultati sportivi, accademici, lavorativi, geografici, ecc.

Non ci sarà mai un punto B raggiungibile se non si conosce il punto A da cui si parte.

Ci tengo a trattare questo argomento perché spesso, ciò che più ha sfalsato i miei risultati, è stato proprio il non tenere in considerazione, alcuni aspetti.

Non riuscendo quindi, a sfruttare appieno i miei punti di forza e sottovalutando le mie debolezze.

Allontanandomi a volte, ancor di più dal punto desiderato, rispetto al punto di partenza.

Serve realmente allora, difendere, a spada tratta, una versione personale di sé, a discapito della verità?

Sono certa, ora più che mai, che guardare in profondità, attentamente, e accettare la realtà per ciò che è, sia l’unico modo per ambire a qualsiasi risultato.

Che sia questo, di natura, lavorativa, accademica, relazionale, sportiva, ecc.

Come riuscire allora, a conoscersi e riconoscersi?

Come mantenere l’equilibrio, pur mettendosi costantemente in discussione?

Ottime domanda mio caro lettore. Ma per queste risposte, ti invito a leggere la prossima s-malattia.

Ma prima di allora, ti do un piccolo accenno, modificando la frase, con la quale mi piace tanto salutarti.

A volte basta solo un primo passo per cambiare il mondo,
ma per rivoluzionarlo davvero, non può restare 
il solo.

Perché io per riuscire a vedere lucidamente il mio punto di partenza, ho dovuto fare e chiedermi quel qualcosa in più.

Qualcosa che mai e poi mai avrei pensato di domandare.

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Questo blog nasce dall’incontro di tre persone emigrate volontariamente in età adulta dall’Italia in Svizzera e che in questo Paese hanno realizzato esperienze diverse in vari ambiti lavorativi e culturali. 

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