Gerusalemme. Tra i labirinti delle sue mura millenarie e le storie avvincenti che là sono accadute, si dipana la trama emotiva di Rachele Zwillig, protagonista del romanzo d’esordio della regista milanese Lara Fremder. Si intitola “L’Ordine Apparente delle Cose” ed è edito da Gabriele Capelli.

Il libro, che affronta il complesso tema dell’eredità della Shoah e la ricerca identitaria di coloro che sono cresciuti tra le ombre del passato, è stato scritto qualche mese fa – insomma prima dell’attacco di Hamas contro Isreale dello scorso 7 ottobre e prima della conseguente reazione atroce che Israele sta ancora perpetuando ai danni di tantissimi civili innocenti palestinesi.

La storia narrata riguarda la quotidianità di Rachele, una guida turistica a Gerusalemme impegnata a incantare, sorprendere (e confondere) i visitatori con le sue storie inventate. Figlia di sopravvissuti all’orrore della Shoah, Rachele porta con sé il peso di una sofferenza ereditata, cercando disperatamente di trovare un ordine nelle frammentarie tracce del suo passato e dipingendo la vita con colori che solo lei può vedere. Il punto di partenza sono cinque fotografie sparse tra vecchi utensili e oggetti dimenticati in un cassetto: tra queste immagini, un dipinto che raffigura una bambina con le guance arrossate e i capelli biondi, una foto che scatena nella protagonista il bisogno di scavare nella propria identità e liberarsi dalle radici di un passato ormai estraneo.

Seguendo la protagonista, divisa tra la necessità di superare il dolore e la responsabilità di conservare la memoria, a chi legge il romanzo è dato di immergersi nelle contraddizioni di Gerusalemme e di interrogarsi sul presente e sulle ambiguità della sua storia, con lucidità e compassione allo stesso tempo.

Lo stile che riempe le pagine di “L’Ordine Apparente delle Cose” e il dramma che vi si consuma fanno del romanzo di Fremder un’opera letteraria di altissimo livello, poetica, piena di pathos. Insomma, senza dubbio l’autrice è davvero brava a trasmettere emozioni complesse attraverso le parole.

E “importante” è anche il messaggio del romanzo, che sprona con forza a staccarsi dal passato senza per questo dimenticarlo. “Dopo qualche giorno di grande tormento – dice Rachel, la protagonista del libro di Fremder ogni cosa è tornata al proprio posto esattamente come succede in questa città dopo gli scontri. Si mette tutto in disordine e poi tutto in ordine, un ordine apparente pronto per un nuovo disordine.” Ma come precisato l’autrice stessa: “Uscire dal ruolo di vittima permette di chiudere il cerchio. Come Rachele, ci troviamo di fronte a una scelta: alimentare la ferocia o affermare l’umanità”.

Purtroppo, letto con gli occhi del presente, non si può fare a meno di riflettere come il romanzo sia in stridente contrasto con le immagini presenti che ci giungono dalla Striscia Gaza, a cui Israele non sembra disposto a dare pace. Così l’invito de “L’Ordine Apparente delle Cose” – che guarda alla “nostra” umanità con compassione e comprensione – è una lettura amara pensando a chi invece, tra alimentare la ferocia o affermare l’umanità, ha già scelto e sta imponendo un suo ordine …