Memoria e Migrazioni: tra generazioni e il mito del ritorno

di Valeria Camia e Alessandro Vaccari

È stato pubblicato recentemente il saggio Memoria e Migrazioni. Percorsi di ricerca tra Svizzera e Italia in prospettiva transnazionale (Mimesis Edizioni) scritto da Paolo Ruspini, professore associato al Dipartimento di Scienze della Formazione dell’Università degli Studi di Roma Tre e ricercatore associato all’Istituto di Ricerche Sociologiche (IRS) dell’Università di Ginevra. 

Si tratta del risultato di una quindicina di anni di ricerca in Svizzera, in modo particolare nella Svizzera italiana che si presta maggiormente all’analisi di alcune tematiche relative alle migrazioni. Ma non si parla solo di Svizzera, “il volume infatti si propone di sistematizzare queste mie ricerche, fatte in un arco temporale ampio e variegato”, spiega Ruspini. In Memoria e Migrazioni. Percorsi di ricerca tra Svizzera e Italia si parla di migranti anziani con un approccio comparativo, delle generazioni più recenti e poi si approfondisce il contributo della didattica allo studio delle migrazioni.

“La memoria – ci spiega Ruspini – è qualcosa che va letto appunto attraverso i confini nazionali ed è anche il modo in cui migranti o altre tipologie di soggetti, come ad esempio i rifugiati, tendono a veicolare questo tipo di memoria attraverso diversi supporti. Mi sono riferito in modo particolare poi alle prime e alle seconde generazioni di migranti, al caso svizzero, mettendo anche in contrapposizione quella che è la memoria collettiva nazionale rispetto invece a quella dei singoli gruppi, appunto sfaccettata per definizione, come nel caso specifico delle migrazioni italiane e del mito del ritorno, che è appunto rimasto un mito perché volenti o nolenti (spesso volenti) i primi migranti si sono comunque integrati nel tessuto con tutti gli elementi che vengono fuori anche quando si parla di migranti anziani.”

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