Pace ed Europa: la stessa battaglia.

In Italia ma non solo si scende in piazza per difendere il “sogno” europeo e quello della pace.

Si tratta di due obiettivi che le vicende contingenti inducono a considerare urgenti e fra loro strettamente intrecciati.

Quella guerra che ci illudevamo un po’egoisticamente fosse un problema degli “altri” bussa prepotentemente alle   porte dell’Europa, anzi è già penetrata all’interno dei suoi confini.

L’ascesa di Trump e il nuovo proclamato isolazionismo Usa sconvolgono   le tradizionali politiche euroatlantiche sia in ambito economico che militare in un quadro di profondi mutamenti negli equilibri mondiali.

In reazione a queste radicali trasformazioni, le autorità dell’Ue hanno varato un poderoso piano di riarmo che prevede ingenti investimenti tali da incidere   sul futuro dell’Unione e sulla qualità della vita dei suoi cittadini.

Il riarmo progettato non ha come premessa lo sforzo di   delineare finalmente   una politica estera comune, la cui assenza impedisce all’Ue di svolgere un ruolo attivo perfino nelle vicende che coinvolgono direttamente il continente europeo come la guerra in Ucraina e i suoi possibili sbocchi quando finalmente “scoppierà” la pace.

Inoltre, è previsto   soprattutto il rafforzamento dei singoli eserciti nazionali con un notevole dispendio di risorse e un mancato coordinamento che potrebbe invece contribuire a rafforzare anche in questo campo il processo di integrazione europea.

 La priorità data alle spese militari implicherà inevitabilmente un diverso impiego delle risorse disponibili tale da ridurre ulteriormente i margini del welfare di cui finora hanno goduto i cittadini europei.

Inoltre questa politica accresce eccessivamente il peso degli aspetti   militari della costruzione europea, oscurando quella funzione di forza di pace e di dialogo che è nella vocazione più genuina del   progetto europeo. Ribadire questo ruolo storico non significa naturalmente rinunciare alla costruzione di una comune difesa europea come forza difensiva e di pace, a partire dalla razionalizzazione delle ingenti risorse che i singoli Stati già riservano alle spese militari.

La riaffermazione di questi principi ideali del progetto europeo è in sintonia con quelli che vengono prevalentemente affermati nelle piazze pacifiste. Molti hanno voluto vedere una contrapposizione fra le due piazze, magari per propri interessi di parte, laddove a me pare di scorgere una sostanziale convergenza fra europeismo e pacifismo  una volta chiariti alcuni aspetti.

È interesse comune sconfiggere il progetto di ’Europa militarizzata che magari punta sul riarmo anche come volano di un illusorio rilancio economico che non potrà che essere foriero di nuovi conflitti, anche fra Paesi europei, visto che il previsto rafforzamento degli eserciti nazionali potrebbe riattizzare quella conflittualità anche per risolvere la quale è stata concepita l’unità europea.

Nelle piazze pacifiste sono presenti, d’altra parte, posizioni che invocano una pace che non si fa carico dell’esistenza di conflitti e della ricerca di una loro   equa composizione o addirittura emergono talvolta posizioni troppo acquiescenti alle ragioni di chi scatena le guerre, come avviene nel caso della negazione o minimizzazioni delle    responsabilità di Putin nel conflitto ucraino

 In entrambe le piazze insomma esistono problemi e contraddizioni che vanno affrontati e superati, senza contrapporre artificiosamente una piazza all’altra ma puntando sul  un dialogo e sul perseguimento di obiettivi condivisi  in modo da  favorire rilancio del sogno europeo e   di una  pace che non sia solo momentanea ed effimera assenza di guerra.

Un’inconciliabilità fra le due piazze può essere concepita solo da chi vuole una pace finta, basata sulle ragioni del più forte   e un’Europa che tradisce la sua stessa ragion d’essere.

Costruzione di un’Europa solidale e di una pace vera sono insomma due aspetti di una realtà comune e di un’unica battaglia che richiede cambiamenti profondi negli indirizzi politici attualmente prevalenti rispetto ai quali non esistono alternative possibili.

La mia piazza ideale reale e metaforica è in realtà un’unica piazza in cui la bandiera dell’Unione europea e quella dell’Europa sventolano l’una accanto all’altra.

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Questo blog nasce dall’incontro di tre persone emigrate volontariamente in età adulta dall’Italia in Svizzera e che in questo Paese hanno realizzato esperienze diverse in vari ambiti lavorativi e culturali. 

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