Per un nuovo internazionalismo

L’imperialismo può essere definito, secondo il vocabolario Treccani come la “poltica di potenza e di supremazia di uno stato, intesa a creare un impero mediante la conquista militare, l’annessione territoriale e lo sfruttamento economico di altre nazioni”

Molti settori della sinistra anticapitalistica rimangono legati a una visione dell’imperialismo che ha le proprie radici nel campismo filocomunista del Novecento

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Questo porta a considerare come imperialista solo la politica degli Usa e dell’Occidente in generale e ad appoggiare come antimperialista tutto ciò che vi si oppone. Questa visione manichea impedisce di interpretare in modo corretto taluni conflitti attuali, fra cui la guerra in Ucraina ma ancor prima le primavere arabe.

Si applica a questa parte della sinistra la polemica definizione coniata dall’attivista siriana Leila Al-Shami che ha parlato in proposito di “antimperialismo degli idioti” con riferimento all’atteggiamento di appoggio tenuto da una parte del movimento pacifista e di sinistra che nella guerra siriana, scoppiata nel 2011, ha finito per schierarsi dalla parte di Assad, della Russia e dell’Iran per il solo fatto che queste forze erano collocate sul fronte opposto rispetto agli Usa. “La solidarietà-scriveva nel 2018 – viene offerta non a gruppi oppressi e svantaggiati ma agli Stati (…)  visti come l’attore principale nelle lotte di liberazione siano essi dittature o meno” mentre i siriani sono considerati da questa parte della sinistra “ come mere pedine di una partita geopolitica”.

Questa visione viene ripresa dallo storico e attivista di sinistra ucraino Taras Bilous che trova riproposto lo stesso atteggiamento di una parte della sinistra riguardo all’aggressione russa all’ Ucraina. In una drammatica lettera aperta alla sinistra occidentale scritta da Kiev, sotto i colpi dell’artiglieria russa nel marzo del 2022, Bilous esprimeva innanzitutto la propria gratitudine a quella parte della sinistra mobilitata fin da subito contro l’aggressione russa. Al tempo stesso però attribuiva parte della responsabilità di ciò che stava accadendo in Ucraina a chi, a sinistra, si ostinava, perfino dopo l’inizio dell’invasione, a sostenere le ragioni di Putin in chiave “anti imperialista”, ripetendo lo stesso errore di giudizio già commesso a proposito del conflitto siriano. Subito dopo l’inizio delle ostilità Bilous aveva deciso di arruolarsi nelle forze ucraina di difesa territoriale ritenendo che gli errori commessi sia dall’Occidente che dai dirigenti ucraini non giustificassero in alcun modo l’invasione dell’Ucraina e che anzi tale aggressione modificasse radicalmente la prospettiva sull’intera situazione,

 Nel 2023 è sorto il gruppo italiano Sinistra per l’Ucrainache si sforza di fornire appoggio al popolo ucraino in una prospettiva progressista   e internazionalista che prevede anche  rapporti  con gruppi dell’opposizione russa. Questo impegno  si è inevitabilmente dovuto confrontare con  le contraddizioni presenti nella sinistra occidentale  e con la necessità di ribadire i contorni di un  autentico antimperialismo; da questa  ispirazione  è nato il Laboratorio internazionalista che si propone  come un progetto aperto, pluralista che non richiede fideistiche adesioni ideologiche né tessere dell’ennesimo partitino ma  si propone di contribuire attraverso un processo di partecipazione alla definizione di un progetto all’altezza delle  sfide del nostro tempo.

Le linee essenziali su cui impostare la discussione sono state formulate in un documento pubblicato nel novembre scorso che propone innanzitutto di rilanciare una solidarietà internazionalista che abbia come base irrinunciabile il sostegno incondizionato e senza distinzioni all’autodeterminazione di tutti i popoli nella loro lotta contro tutti gli imperialismi,“senza doppi standard”. Viene auspicata inoltre la creazione di reti concrete di mutuo soccorso e di piattaforme digitali sicure da interferenze e censure anche in caso di emergenza.

Un ruolo importanze è attribuito anche alla lotta contro la disinformazione che tende a giustificare, anche a sinistra, i misfatti e le aggressioni dei vari poteri imperialistici.

Va combattuto poi il riarmo nazionalista e imperialista mentre non può essere escluso l’appoggio alle lotte di liberazione anche armata dei popoli e la difesa da aggressioni esterne. Questo punto in particolare mi pare necessiti d di approfondimento. Se l’uso delle armi non può essere escluso a priori nei casi estremi ad esso va affiancato, a mio giudizio, lo sviluppo di forme di autodifesa e di lotta non violenta che risponde in molti casi non solo a necessità etiche ma anche di efficacia concreta delle lotte. in grado di ostacolare adeguatamente la violenza del potere.  I regimi oppressivi infatti dispongono di sistemi di coercizione violenta talmente forti e pervasivi da rendere spesso controproducente anche sul piano pratico contrapporre  ad essi   una violenza amata sia pure giustificata.

 Il progetto aperto che il Laboratorio intende promuovere giudica indispensabile che un movimento antimperialista con queste caratteristiche partecipi a ogni possibile forma   di mobilitazione con un’identità chiara.

La proposta del Laboratorio è importante anche per il suo carattere di apertura che può stimolare un dibattito chiarificatore in una sinistra occidentale la cui credibilità è minata anche dalla presenza al suo interno di ipocrisia e doppiezza nell’approccio verso le grandi crisi internazionali.

Il documento sottoposto alla discussione nasce dall’esperienza concreta degli eventi di questi anni e si riallaccia al tempo stesso alle migliori tradizioni storiche del pacifismo di stampo progressista che ha tentato di opporsi alle guerre in nome di un antimperialismo senza compromessi, finendo   travolto dalle derive nazionalistiche che ancora oggi incombono minacciose sul futuro dell’umanità.

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Questo blog nasce dall’incontro di tre persone emigrate volontariamente in età adulta dall’Italia in Svizzera e che in questo Paese hanno realizzato esperienze diverse in vari ambiti lavorativi e culturali. 

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