Il bianco è stato per qualche anno il mio colore preferito.

Mi piaceva la sua purezza. Era simbolo, per me, di perfezione. Di chiarezza e ordine, anche mentale. Con il tempo altri colori hanno iniziato a piacermi di più, colori più vivi, che forse – inconsciamente – riflettevano e tutt’ora riflettono in modo più accurato la mia quotidianità “in movimento”. Però, al bianco sono sempre tornata, con la mente, ogni qualvolta avevo bisogno di calma e di raccoglimento. Così è stato fino a qualche giorno fa.

Poi è successo che ho letto il libro (molto intenso) di Jazmina Barrera. Si intitola Punto Croce ed è pubblicato da La Nuova Frontiera. Racconta di tre vite le cui fila si intrecciano e si tessono l’una intersecandosi con le altre, andando a ricamare insieme un “arazzo” di colori, gioie, dolori, scoperte e piaceri, dove le singolarità delle protagoniste si perdono nel tutto. Le azioni del lavoro a maglia, cucire, fare punti a croce, disfare un punto e cambiare colore del filo diventano metafore della vita di tre giovani donne le cui mani si tengono e si lasciano e la cui amicizia si stringe e si allenta proprio come nell’azione del lavorare all’uncinetto, dove il filo passa punto per punto, buca il tessuto, lo stringe a sé, se ne allontana. E infatti, la narrazione è un continuo alternarsi di ricordi di vita delle protagoniste e riflessioni che riguardano l’arte del tessere.

In uno di questi passaggi sull’arte del tessere, si cita lo straordinario progetto di Christine e Margaret Wertheim che dagli anni Duemila hanno iniziato a dedicarsi alla creazione di Barriera corallina all’uncinetto (Crochet Coral Reef), un’opera d’arte più che mai attuale in quanto vuole essere una risposta al riconoscimento del cambiamento climatico in corso; è una denuncia della distruzione della Natura, nello specifico dei Coralli, per mano dell’umanità e una presa di distanza critica dall’Antropocene.

Punto e croce, lavoro all’uncinetto – ci vuole tempo per lavorare il filo e la lana: il progetto di Christine e Margaret Wertheim è, in qualche modo, un elogio della lentezza e allo stesso tempo un invito a riflettere sul tempo che abbiamo e che stiamo sprecando, tempo che ci stiamo togliendo, distruggendo l’ambiente.

Le creazioni di Barriera corallina all’uncinetto, che sono state esposte in mostre portate in tanti diversi paesi e che sono ora raccolte anche in un libro bellissimo (qui), sono elaborate, precise, dettagliate, meravigliose, e soprattuto colorate. Proprio come i coralli, che hanno diverse sfumature, dal rosso, al giallo, all’arancio, all’azzurro. Ma non c’è il bianco – perché è il colore della morte delle barriere coralline.

Lo chiamano “sbiancamento”. Si tratta della risposta dei coralli alle situazioni di stress ambientale, ad esempio quello conseguente l’aumento della temperatura del mare e degli oceani. Le alghe con le quali i coralli vivono vengono espulsi e il risultato – bianco – è la morte degli organismi che costituiscono le barriere coralline.

Ecco perché, pensando a questo scenario (che non è immaginario ma scientificamente documentato), il bianco non è più nella lista dei miei colori preferiti.