Quando nacque la Repubblica italiana? La storia che non tutti sanno

Spesso si pensa che la nascita della Repubblica italiana sia avvenuta pochi giorni dopo il referendum istituzionale del 2 e 3 giugno 1946 con un trapasso tutto sommato pacifico, ma invece non fu così.

Nonostante le elezioni dell’Assemblea Costituente e il referendum si fossero svolti sotto osservazione internazionale, la vittoria repubblicana (54,2% contro 45,7%) al referendum fosse netta ma non ampia (12.717.923 voti contro 10.719.284) poi annunciata dalle radio e dai quotidiani di tutto il mondo (anche dalla stessa Cassazione) circa una settimana dopo le consultazioni, i ricorsi successivi sempre alla Cassazione furono causa di tensione fra governo italiano e Corona. Il presidente del Consiglio e segretario della Democrazia Cristiana, Alcide De Gasperi, andò al Quirinale per cercare di convincere Umberto II di Savoia a rimettere i poteri. Il sovrano continuava a ripetere che lo avrebbe fatto solo dopo aver conosciuto i risultati definitivi. Il governo temette che il re d’Italia cercasse ogni pretesto per restare al suo posto. Furono notati movimenti di truppa e corse voce di un possibile colpo di Stato dell’esercito in appoggio alla Corona. Il leader socialista e vicepresidente del Consiglio, Pietro Nenni, chiese l’arresto del re e del suo entourage, mentre al Nord si svolsero imponenti manifestazioni repubblicane. De Gasperi dovette quasi minacciare Umberto II, il governo era risoluto a sloggiarlo.

Umberto II che lascia il Quirinale

Nella notte tra il 12 e il 13 giugno 1946, il Consiglio dei ministri dichiarò decaduta la monarchia e conferì a De Gasperi le funzioni di capo provvisorio dello Stato, un gesto che Umberto definì “rivoluzionario”, nel suo ultimo proclama agli italiani. Non volle usare l’espressione “colpo di Stato” poiché ebbe il timore che rappresentasse per i sostenitori della famiglia reale un incitamento allo spargimento di sangue e alla guerra civile.

Gli Alleati avevano sconsigliato l’uso della forza, che in un paese anglosassone sarebbe stato interpretato come un segno di incapacità democratica ad accettare l’esito della controversia. I più estremisti insistevano nel voler prendere le armi e vi fu chi minacciò la secessione per costituire al Sud un regno separato con Napoli e la Sicilia sotto i Savoia. Il re disse che preferiva andarsene, piuttosto che avallare pericolose avventure, e così fu, accettando saggiamente di prendere l’aereo per l’esilio in Portogallo in quei giorni.

Il 18 giugno 1946, la Cassazione si riunì per la seconda volta per riconteggiare i risultati del referendum integrando le sezioni mancanti, respinse i ricorsi monarchici decretando la maggioranza dei voti validi come la maggioranza dei consensi senza contare il numero delle schede bianche e nulle, che furono considerati voti non validi. Anche tenendo conto delle schede bianche o nulle, pertanto, la scelta repubblicana aveva conseguito la maggioranza assoluta dei votanti, rendendo ininfluente ogni discussione sotto il profilo giuridico-interpretativo. Venne così proclamata ufficialmente in tale data la Repubblica italiana.

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