Remigrazione è una parola utilizzata fino a pochi anni fa nel linguaggio sociologico (dall’inglese remigration) per indicare semplicemente il processo per cui persone allontanatesi dai loro luoghi di origine vi facevano volontariamente ritorno dopo un determinato periodo.
Nel linguaggio politico la parola viene da qualche anno utilizzata nella formulazione propria di ciascuna lingua come espressione della volontà politica di realizzare, pratiche di espulsione di persone originarie di un Paese diverso da quello in cui vivono. A questo proposito risulta significativa. per comprendere la reale natura della nuova accezione del termine, la scelta di un gruppo di linguisti tedeschi che per incarico dell’Università di Marburg proclama ogni anno una Non parola (Unwort des Jahres) ossia l’obbrobrio linguistico, la parola offensiva o discriminatoria che di volta in volta prende piede nel linguaggio pubblico della Germania
Remigration risultò prima in questa poco onorevole classifica per il 2023 con la motivazione che l’estrema destra utilizza questo termine apparentemente neutro come paravento per celare una politica che si propone di espellere prima di tutto migranti, richiedenti asilo, ma poi anche residenti con permessi di soggiorno apparentemente stabili e perfino persone in possesso di passaporto del Paese in cui vivono e dove spesso sono nate, se considerate non integrabili.
L’origine culturale di questo nuovo uso politico va ricercato inizialmente nella teorizzazione dello scrittore francese Renaud Camus secondo il quale la remigrazione sarebbe una necessità vitale per scongiurare la cosiddetta sostituzione etnica. Quest’ultimo fenomeno secondo una teoria complottistica ripresa e diffusa dallo stesso Camus e fatta propria dall’estrema destra sarebbe il prodotto di una fantomatica strategia politica, sostenuta da élite occidentali globalizzanti, di sostituzione delle popolazioni bianche occidentali con popolazioni di immigrati extraeuropei, soprattutto africani e musulmani. La remigrazione sarebbe quindi motivata dalla necessità di respingere questo complotto e garantire il mantenimento dell’identità etnica delle popolazioni europee che risulterebbe minacciata.
L’ affermazione di questa tendenza politica è legata inizialmente all’iniziativa di Elon Musk che, in nome della libertà di parola, dopo aver acquisito la piattaforma Twitter da lui ribattezzata X, eliminò ogni controllo verso contenuti razzisti e discriminatori che del resto ha sempre ampiamente mostrato di condividere.
Una data fondamentale per l’affermazione della remigrazione come concreta pratica politica è il 25 novembre del 2023 quando, nella città tedesca di Potsdam, si incontrarono membri di Alternative für Deutschland, esponenti austriaci del Movimento identitario guidati da Martin Seller e perfino rappresentanti della Cdu per definire un concreto progetto di remigrazione. Dell’incontro, che avrebbe dovuto restare segreto, si seppe solo due mesi dopo grazie al gruppo giornalistico investigativo Correctiv.
Inizialmente vi fu una reazione di ripulsa verso questa iniziativa con grandi manifestazioni in Germania e una presa di distanza perfino da parte del Rassemblement national guidatodaMarine Le Pen ma questa reazione si è progressivamente attenuata. La seconda Presidenza di Donald Trump ha decisamente contribuito a far emergere la remigrazione come politica praticabile a dispetto di ogni remora umanitaria e democratica, sdoganandola definitivamente un po ’ovunque.
In Italia in particolare quest’anno sono state raccolte le firme per una proposta di legge di iniziativa popolare denominata significativamente Remigrazione e riconquista che si propone di rimpatriarele persone straniere regolarmente presenti sul territorio italiano con incentivi economici e supporti per il rienserimento nei “Paesi di origine”, non sempre facilmente definibili. Viene poi proposto l’inasprimento della lotta all’immigrazione irregolare , facilitando le espulsioni e i rimpatri e inasprendo le pene contro i “mercanti di uomini” e lo sfruttamento del lavoro clandestino. Gli stranieri (termine che evidentemente comprende anche persone nate e vissute in Italia!) condannati per reati ritenuti gravi dovrebbero essere espulsi e dovrebbe addirittura essere prevista in tali casi la revoca della cittadinanza italiana. Dovrebbero poi essere attuate restrizioni per i ricongiungimenti familiari e abolita la protezione speciale oggi concessa per motivi umanitari. La proposta di legge prevede poi una regolamentazione ancora più restrittiva dell’azione delle Ong che operano nel Mediterraneo. Si prevede poi l’abolizione dei flussi annuali di ingresso per lavoro attualmente previsti e l’attuazione di incentivi per la natalità “italiana” e fondi per l’ingresso in Italia di cittadini italiani che vivono fuori dal Paese.
La proposta ha vari aspetti di possibile contrasto con la costituzione italiana e con le norme europee e le convenzioni internazionali sui diritti umani e sulla protezione dei rifugiati. Una forte diminuzione degli stranieri in Italia avrebbe forti ripercussioni su alcuni settori economici quali l’edilizia, l’agricoltura, il turismo, l’assistenza agli anziani ecc. In un Paese in forte crisi demografica verrebbe poi a mancare un potente sostegno oltre che al mercato del lavoro anche al sistema pensionistico.
L’ipotesi di sostituire gli attuali immigrati con cittadini italiani residenti all’estero appare infatti più una trovata propagandistica che un concreto progetto politico. Se il dicorso riguarda cittadini italiani tali perché in possesso di una cittadinanza acquisita solo per discendenza appare del tutto assurdo e motivato solo da un pregiudizio razzista, che costoro possano prendere il posto di persone nate e vissute in Italia. Altri italiani emigrati all’estero alla ricerca di migliori condizioni di lavoro difficilmente anche in caso di rientro in Italia potrebbero essere inseriti in molte posizioni di lavoro attualmente occupate da immigrati.
Queste tematiche sono alla base della linea politica di Futuro Nazionale, il movimento politico fondato dal generale Vannacci ma trovano ampia eco nelle posizioni soprattutto di Fratelli d’Italia e della Lega
Al di là delle possibilità concrete della legge di essere approvata in Parlamento la stessa discussione che essa suscita crea un clima culturale e politico che finisce per sdoganare elementi di arretratezza culturale e politica che pensavamo di esserci lasciati alle spalle. La loro presa su una parte dell’opinione pubblica finisce per condizionare le posizioni anche di forze politiche almeno sulla carta più moderate. Una funzione analoga sembra avere l’iniziativa No a una Svizzera da 10 milioni di cui abbiamo parlato due settimane fa.
La sua eventuale approvazione non avrebbe immediate applicazioni pratiche ma contribuirebbe ad alimentare un clima xenofobo tale da influenzare per molti il panorama politico della Confederazione.
La diffusione di queste teorie remigrazioniste contamina del resto l’intero panorama politico europeo, come dimostrano i cedimenti dei singoli governi europei e della stessa Unione europea in materia di politiche migratorie. Tali cedimenti, anziché indebolire l’estrema destra, la rafforzano e rappresentano uno sfregio ai valori democratici che va oltre il tema delle migrazioni.
Una battagli su questi temi dovrebbe essere al centro della proposta politica delle forte progressiste come terreno decisivo per la difesa della democrazia.
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