Nelle partite di calcio non tifa per nazionale belga dei Diavoli Rossi. Agita lo spauracchio della sostituzione etnica in Belgio, lui che è sposato con una donna olandese, e se la prende con la “woke culture” della sinistra che porterebbe alla censura delle opinioni divergenti e a una società dove non si può più dire nulla, nemmeno – come crede lui – che nel multiculturalismo c’è poco di buono (con l’eccezione del piano culinario, dato che non nasconde il suo apprezzamento per un dürüm con molta salsa all’aglio). 

Lui è Tom Van Grieken, classe ’86, un uomo colto, curato, amante di storia, capace comunicatore, dai toni posati e esente da gaffe in politica. Dal 2014 è il presidente del Vlaams Belang, il partito politico di estrema destra che fa tremare anche coloro nelle Fiandre si schierano a destra ma non “così a destra”, come gli elettori della Nuova Alleanza Fiamminga (N-VA). 

Nel 2019 Tom Van Grieken ha guidato il suo partito verso un soprendente risultato con una campagna che è stata principalmente social. Il Vlaams Belang fu, per quell’occasione elettorale, l’unico partito a pubblicare annunci a pagamento su larga scala su Facebook. Anche per le elezioni federali del prossimo 9 giugno, la strategia sembra simile. All’appuntamento di quest’anno altri partiti sono ricorsi alle campagne su Internet, ma gli indipendentisti fiamminghi di Van Grieken non si sono smentiti: a gennaio avevano già investito in campagne online la somma di oltre 208mila euro (+152% rispetto al 2023).

Con l’indipendenza fiamminga quale uno degli elementi centrali del suo programma, il Vlaams Belang si muove in piena sintonia con quanto esprimeva il Vlaams Blok, partito nazionalista fiammingo sciolto nel 2004 a seguito dello scandalo di razzismo che ha spinto i vertici (per non perdere i finanziamenti federali assegnati ai partiti) a optare per una sorta di rottura, quanto meno “di nome”, con il passato. “La grande maggioranza dei lavoratori immigrati non europei ritorni nella propria terra d’origine”, dicevano i manifesti degli anni Settanta del Vlaams Blok. Uno slogan che ritroviamo dunque nelle richieste del Vlaams Belang. 

Non solo indipendenza delle Fiandre (con Brussels quale capitale indiscussa e non cedibile) e migranti – che, per il Vlaams Belang, dovrebbero poter essere destinatari di politiche di protezione sociale a partire dall’ottavo anno di residenza legale in Belgio, più tre anni di lavoro e a fronte di dimostrata conoscenza del fiammingo. Nel programma del partito c’è anche l’Europa: ad esempio a chi pensa che il suo sia un partito anti-europeo, Tom Van Grieken risponde che non chiede di lasciare l’UE ma rivendica, tra le altre cose, un opt-out in materia di asilo e migrazione come già esiste per la Danimarca. 

Piace ai giovani, il Vlaams Belang, a quei fiamminghi che si vedono passeggiare la domenica nei parchi, genitori giovanissimi con figli bellissimi. E infatti uno dei cavalli di battaglia elettorale del partito si fonda su una specifica visione della famiglia per contrastare la già citata sostituzione etnica. Una misura tra tutte: raddoppiare il “premio di nascita” (oltre 1200 euro) per le donne “locali” che partoriscono prima dei 30 anni. Una proposta che Tom Van Grieken definisce però in progress. Mettiamo il caso – chiede un giornalista – che una donna fiamminga decida di avere un figlio quando ha 28 anni e poi per tre o quattro anni non riesce a rimanere incinta, che si fa? Per il politico fiammingo, si tratterebbe di un effetto “collaterale non intenzionale” ma comunque risolvibile: “forniremo compensazioni aggiuntive per coloro che stanno cercando di avere un figlio da due anni o più”.

Insomma, Tom Van Grieken ha una risposta per tutto, è carismatico, non appare dogmatico, a tratti arriva a sembrare persino simpatico; mira portare il suo partito sopra la soglia del milione di voti: i sondaggi gli danno oggi oltre il 26% delle preferenze tra gli elettori. A due settimane dal voto, Van Grieken e il suo Vlaams Belang preoccupa più che mai. Per la secessione dal Belgio (che probabilmente non avverrà mai) e per –  soprattutto per – l’idea di Europa e società che incarna.