Svizzerità e amicizia: di che cosa parliamo?

Quante sono le possibilità (odds, le chiamano gli anglofoni) di incontrare qualche conoscente in una parte del globo diversa dalla città in cui almeno uno dei due risiede, o ha affetti, e senza essersi messi d’accordo prima? Secondo calcoli matematici dei quali non so dire se siano corretti o meno (!!!) ma che ho trovato qui, se ci sono 75 persone che conosci in una città di 4.000.000 di persone, e ne passi 9.000, allora…c’è una probabilità del 15.528% di incontrare qualcuno che conosci! La Svizzera è molto più piccola ma immagino le probabilità di incontrare un volto “amico” rimangano piuttosto basse..

Eppure…a volte capita. Era Ferragosto e prendevo un po’ di fresco tra le montagne della Svizzera interna, al di là del Gottardo (per chi arriva dal Canton Ticino), in occasione di una gita fuori porta decisa con mio marito praticamente la mattina stessa della partenza. Ecco, in quel posto bellissimo mi sono imbattuta in Jenny, una ragazza svizzera cresciuta in villaggio poco lontano da San Gallo, un posto carino ma che per conoscerlo, se non si è nati lì, ti ci devono portare perché è praticamente in mezzo al nulla. Nel mio caso, a portarmici in quel piccolo nucleo di case, era stata proprio lei, Jenny. A lei ero molto legata prima di trasferirmi alle porte di Lugano. Negli ultimi 4 anni, invece, separate da oltre 200 chilometri, ci siamo sentite qualche volta per messaggi Whatsup. Ieri, è bastato uno sguardo. Non ci siamo dette molto, perché nel frattempo il mio tedesco si è piuttosto arrugginito e il suo italiano è del tuto inesistente. Però, è bastato – appunto – uno sguardo per ritrovarci.

E così mi è tornato in mente un pezzo che scrissi nel 2018, quando Jenny era la mia quotidianità. Un pezzo sull’amicizia in Svizzera:

“Da quando orbito a Zurigo, mi sono sempre attenuta alle ‘direttive locali’ in materia di affetti privati, ovvero per farsi degli amici: non lasciarsi andare alle emozioni, anzi contenersi, quando si crede di aver trovato una buona amica; non invitarla a casa se non dopo vari incontri in luoghi neutrali; programmare gli inviti con mesi di anticipo; definire in modo chiaro inizio e fine degli incontri. Così nove anni in questo posto, e mi ritrovo con poche, pochissime, amiche. Eppure vere. Lo posso ben dire.

C’è B., la ragazza che insegnava scienze politiche e macroeconomia all’università; che ora passa il suo tempo un po’ ad allattare la figlia e un po’ a partecipare a seminari su modelli statistici, SPPS e Stata; che la sera prende sonno facendo grafici su Excel e regressioni.

C., la femminista che ha una risata contagiosa, e uno si dimentica che non si depila perché è un’imposizione sociale; che ama cucinare ma cucina solo per sé e mai per il compagno; che nella sua tesi di dottorato ha calcolato i livelli di disuguaglianza tra uomini e donne; e ora lavora nella sua start-up/consultorio sulle disuguaglianze salariali;

J., che ho conosciuto al corso di yoga, e l’insegnante ci ha messe vicine perché io potessi imparare da lei, che era molto brava, e io no; J., che dopo aver preso un anno sabbatico e girato alle Hawaii, Indonesia, Australia, Giappone e Lapponia, ora è tornata a fare la maestra alle scuole elementari dove insegna algebra e le tabelline contando le pecore nei campi circostanti.”

Queste le mie amiche dell’interland zurighese, verso le quali ho sentito da subito un feeling genuino, ma non immediatamente esplicitato o manifestato. Non alla latina, di certo… Perché mi era stato detto che in Svizzera (anche nei tempi pre-Covid) non ci si abbraccia, se non tra parenti o conoscenti molto stretti e di lunghissima data. E poi, non si invitano amici fuori per una cena o un aperitivo in centro o men che meno un grill a casa propria con spontaneità – bisogna pianificare tutto con mesi di anticipo. Quindi non senza difficoltà “culturali” ho coltivato le mie amicizie svizzere, speranzosa che anche un altro aspetto, di ciò che mi era stato detto sul legame di amicizia in Svizzera, si rivelasse vero: ovvero che gli amici elvetici sono per sempre.

Ritrovare Jenny, così casualmente e spontaneamente, ne è stato la conferma. Un caso?

Ma, con quante amiche di altri Paesi, dove ho vissuto in passato, potrei dire lo stesso – che l’amicizia non muore? E’ colpa mia? E’ il tempo, circostanze casuali? O forse c’entra una certa svizzerità nel maturare e poi curare le relazioni?

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Questo blog nasce dall’incontro di tre persone emigrate volontariamente in età adulta dall’Italia in Svizzera e che in questo Paese hanno realizzato esperienze diverse in vari ambiti lavorativi e culturali. 

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