Un calendario che ci ricorda di amarci

 

C’è un calendario, che è uscito per molti anni e che il COVID ha fermato (* ). Un calendario carico di significato, ma di cui tutti dovrebbero sapere: 12 fotografie, talvolta in bianco e nero, altre volte a colori. Fotografie di modelle provenienti da tutta Italia, modelle di una bellezza che non ti aspetti. Diversa. “Curvy”. Realizzato da Barbara Christmann, il calendario Curvy regala un’immagine di una bellezza che va ‘oltre la taglia’ e ci porta il messaggio, importante, del rispetto e dell’amore per il proprio corpo

 

Prima un chiarimento: l’obesità è un problema e fa male alla salute. Al pari dell’anoressia. Dal 1980 ad oggi, il problema dell’eccesso del peso a livello globale è più che raddoppiato. Nel 2019, 1,4 miliardi di adulti (35% della popolazione mondiale) avevano problemi di peso – e tra loro, mezzo miliardo è obeso, con conseguenti problemi di salute. Varie campagne d’informazione sono fatte, giustamente, per sensibilizzare le persone ad uno stile di vita sano, e un’alimentazione equilibrata. Inoltre si presta crescente attenzione ai risvolti psicologici non solo di anoressia ma anche del sovrappeso e obesità, che possono creare insicurezza e depressione. Purtroppo, non si ingrassa solo perché si mangia tanto, troppo. Ci si dimentica all’effetto sul peso di fattori, come la genetica, alcune malattie organiche e l’assunzione di farmaci. 

 

Detto questo, essere in sovrappeso non vuol dire dover negarsi l’amore per il proprio corpo. Essere in sovrappeso non deve precludere lo stare bene con se stessi. Il mettersi in gioco. Il sentirsi coccolate. Il sentirsi belle. O belli.

 

Gli standard di bellezza contemporanei legano la bellezza alla magrezza. Per una ragazza, ma anche un ragazzo, che cresce in un corpo curvy, il mondo fa’ paura. “Sono stata, per un certo periodo della mia vita, obesa – mi racconta Valeria Mallardi, modella del calendario curvy 2020 – “Ricordo quando per strada camminavo con la testa bassa. Sentendo sguardi indiscreti scannerizzare il mio corpo. In quegli anni, il mondo era privo di colori. Non li vedevo i colori. Il mio sguardo fisso sulla strada, il marciapiede. Grigio. C’era una frase, tra tante, che mi feriva particolarmente: ‘ai un volto così bello’, mi sono sentita dire. Il volto, ma non il corpo. Ho incontrato mio marito, in quegli anni, con tutti quei chili di troppo. Ancora oggi guardiamo le foto del passato e ridiamo, ero davvero io? E lui si è davvero innamorato di me, così com’ero?”

 

Valeria Mallardi interpreta Audrey Hepburn nel calendario curvy 2020 e quando le chiedo come mai si sia presentata alle selezioni, la risposta mi spiazza: “il motivo – dice- è molto semplice, eppure per me molto valido: per i miei figli. Volevo, voglio, dare ai miei figli un messaggio chiaro, sincero, immediato: vogliatevi bene, accettativi per quello che siete. È capitato che mio figlio mi abbia chiesto del perché io abbia ‘misure’ generose. Gli ho voluto rispondere spogliandomi dei pregiudizi degli altri, mettendomi in gioco. Ho voluto rendere i miei figli fieri di me, la loro mamma curvy. Che è non si nasconde.” 

 

Rifletto su quante e quanti, tra noi, passano gli anni a non volersi bene, ‘a causa del proprio corpo’. Per qualche chilo di troppo. Per quel brufolo che non se ne va. Poi, qualche un giorno tutto cambia. Torna il sereno. Per Valeria è stato l’arrivo dei figli. Mi dice: “è stato allora che ho capito: non c’è uno standard di bellezza perfetta. Ogni corpo racconta una vita. Una storia. Che non è lineare, ma fatta anche di incrinature che lasciano un segno. Cicatrici, smagliature e cellulite che sia: trasformano il corpo non per questo lo rendono meno bello.”

 

Ecco, il calendario curvy è proprio un invito rivolto a tutti noi, a non nasconderci. La testimonianza di Valeria, una chiamata, una sveglia, ad amarci.

 

(* ) Nel 2020 non si è potuto realizzare un nuovo calendario, perciò si è deciso di farne uno con una selezione delle immagini più significative degli anni passati.

 

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Questo blog nasce dall’incontro di tre persone emigrate volontariamente in età adulta dall’Italia in Svizzera e che in questo Paese hanno realizzato esperienze diverse in vari ambiti lavorativi e culturali. 

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