Vivere moltissimo

Ci sono due motivi per cui ho deciso di riportare questa storia, al di là del fatto che mi ha molto turbato. Il primo è che ieri era la giornata internazionale della donna e ritengo che intorno a una data così importante sia ancora più doveroso condividere storie e voci di donne. Il secondo motivo per cui ho scelto proprio questa storia è perché oggi, 9 marzo, sono due mesi esatti dal massacro di manifestanti che è stato compiuto in Iran durante le proteste.

Tra le più di 30.000 vittime c’era anche Raha Bahloulipour, una studentessa di ventiquattro anni, che è stata uccisa a Teheran da un proiettile che le ha perforato un polmone.

Portava gli occhiali e i capelli arruffati liberi dal velo, viveva nella residenza universitaria e studiava letteratura italiana. La sua stanza straripava di libri. Quando è morta stava leggendo “Penelope alla guerra” il primo romanzo di Oriana Fallaci.

La sua grande passione era il cinema, guardava una media di quasi un film a sera negli ultimi due anni. Sul suo profilo della piattaforma cui era iscritta per vedere i film in streaming ce n’erano ventidue con il tag “protesta”, quelli che vedeva negli stessi giorni in cui scendeva in piazza. Nella cartella dei film preferiti Raha aveva messo “The dreamers” di Bernardo Bertolucci.

Il nome del canale Telegram di Raha era un perfetto esempio di mix tra cultura iraniana ed europea in cui era immersa: Le vent nuos portera. Nome di una famosa rock band francese preso a sua volta da un film del regista iraniano Abbas Kiarostami e tratto da una poesia di una celebre poeta iraniana Forugh Farrokhzad, morta a trent’anni.

Il 9 gennaio, il giorno in cui è stata uccisa, era riuscita per qualche minuto ad agganciarsi alla connessione Starlink di qualche dissidente e aveva scritto sul canale: Voglio scrivere soltanto “Donna, vita, libertà”. Per sempre.

Recuperare i suoi vecchi messaggi, come quelli di molti altri ragazzi uccisi durante le proteste, è un operazione straziante e necessaria perché mette a fuoco la somiglianza delle vittime ad una qualunque ragazza o ragazzo europeo restituendoci tutta l’atrocità di ciò che è stato compiuto. Il 29 dicembre, all’inizio della protesta, Raha aveva scritto: Che giornata! Che notte! Queste strade piene! Voglio che la mia vita sia così.

Pochi giorni prima: Vivo la fase più squattrinata della mia vita, riesco a malapena a permettermi un pasto al giorno.

Più o meno nello stesso periodo: Odio! Odio! Odio! La Repubblica Islamica! Sono così stanca.

E ancora: Voglio la vita, voglio leggerla, scriverla, sentirla e viverla. Sono davvero una grande fan della vita.

C’è un video pubblicato da una sua compagnia di università che mostra Raha in aula con la frangetta che prova a parlare in italiano e dice: Mi piace vivere moltissimo, quindi…, poi si impappina e scoppia a ridere.

I post di Raha sono diventati virali proprio perché sono pieni di vita e mostrano la contrapposizione tra il linguaggio forte e determinato dei manifestanti e quello mortifero del Regime. La piazza aveva sostituito lo slogan “Morte all’America” con “Lunga vita all’Iran”.

I parenti delle vittime non vogliono più usare la parola “martire” per i loro cari, perché evidenzia un’indifferenza verso la vita terrena che non appartiene ai manifestanti. Ai funerali si balla e si sceglie una parola diverse per riferirsi a  Raha e agli altri, un’antica parola persiana Javidan che significa “Nome eterno”.

A tutte le ragazze che a differenza di Raha continuano la loro strada nel mondo dedico i versi di una delle più belle poesie di Mariangela Gualtieri. Un manifesto di speranza, nonostante la consapevolezza del male. Un inno all’amore per questa generazione nuova di giovani donne arrabbiate, rumorose, appassionate, pronte a rischiare tutto pur di “vivere moltissimo”.

Bambina mia,

per te avrei dato tutti i giardini

del mio regno, se fossi stata regina,

fino all’ultima rosa, fino all’ultima piuma.

Tutto il regno per te.

E invece ti lascio baracche e spine,

polveri pesanti su tutto lo scenario

battiti molto forti

palpebre cucite tutto intorno.

Ira nelle periferie della specie.

E al centro,

ira.

Ma tu non credere a chi dipinge l’umano

come una bestia zoppa e questo mondo

come una palla alla fine.

Non credere a chi tinge tutto di buio

Pesto e

Di sangue. Lo fa perché è facile farlo.

Noi siamo solo confusi, credi.

Ma sentiamo. Sentiamo ancora.

Siamo ancora capaci di amare qualcosa.

Ancora proviamo pietà.

Tocca a te, ora,

a te tocca la lavatura di queste croste

delle cortecce vive.

C’è splendore

in ogni cosa. Io l’ho visto.

Io ora lo vedo di più.

C’è splendore

in ogni cosa. Io l’ho visto.

Io ora lo vedo di più.

C’è splendore. Non avere paura.

Ciao faccia bella,

gioia più grande.

L’amore è il tuo destino.

Sempre. Nient’altro.

Nient’altro. Nient’altro.

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Questo blog nasce dall’incontro di tre persone emigrate volontariamente in età adulta dall’Italia in Svizzera e che in questo Paese hanno realizzato esperienze diverse in vari ambiti lavorativi e culturali. 

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