“0gni svizzera e ogni svizzero si sente sempre più straniero nel proprio Paese”: queste parole di Marcel Dettling, Presidente dell’Udc, partito di estrema destra svizzero accompagnano significativamente la nuova iniziativa nazionale antistranieri promossa dal suo partito su cui l’elettorato svizzero è chiamato al voto il prossimo 14 giugno.Si tratta sostanzialmente delle stesse parole che nel 1970 accompagnarono la cosiddetta iniziativa Schwarzenbach, dal nome del facoltoso esponente dell’estrema destra che allora lanciò la più violenta iniziativa xenofoba mai promossa in Svizzera, respinta di misura dal voto popolare.
L’attuale iniziativa “No a una Svizzera da dieci milioni (Iniziativa per la sostenibilità)”, ribattezzata dagli oppositori “Iniziativa del caos”, per le conseguenze che avrebbe la sua eventuale approvazione, chiede di limitare la popolazione stabilmente residente in in Svizzera in modo che non superi i dieci milioni prima del 2050. Se prima di tale data numero dei residenti raggiungesse i 9,5 milioni il Governo e il Parlamento federali dovrebbe mettere in atto misure di contenimento della popolazione intervenendo soprattutto in materia di diritto di asilo e di ricongiungimento familiare dei lavoratori stranieri. In caso di superamento della soglia dei dieci milioni le autorità confederali dovrebbero attuare provvedimenti più drastici che potrebbero arrivare fino alla denuncia degli accordi presi con l’Ue sulla libera circolazione delle persone nonché di quelli che riguardano la cooperazione internazionale in materia di sicurezza e di diritto d’asilo.
La destra Svizzera ci riprova dunque a cavalcare per l’ennesima volta in modo demagogico le tematiche relative all’immigrazione e le tensioni che esse producono.
I promotori dell’iniziativa lanciano l’allarme sull’incremento dell’immigrazione che ha portato la popolazione residente a 9 milioni alla fine del 2025. Secondo loro l’immigrazione sarebbe responsabile della penuria di alloggi con conseguente aumento degli affitti soprattutto nei grandi centri urbani, della cementificazione eccessiva, del caos nel traffico automobilistico, del sovraffollamento del trasporto pubblico, dell’aumento della criminalità, dei costi del servizio sanitario e di un calo qualitativo del sistema di istruzione. Come si vede si tratta in gran parte di problemi reali di cui tuttavia in modo strumentale l’estrema destra attribuisce la responsabilità all’immigrazione, sottovalutandone il contributo all’arricchimento economico e culturale del Paese. Individuare le vere cause dei problemi sollevati e le relative soluzioni finirebbe inevitabilmente per mettere in discussione gli interessi che l’estrema destra rappresenta. Per fare un solo esempio le cause dei problemi abitativi vanno ricercati innanzitutto nelle politiche speculative dei grandi gruppi immobiliari, non certo nella presenza di lavoratori stranieri.
Dietro una facciata dai caratteri anche ecologisti si nasconde l’ennesimo attacco alla presenza degli stranier in Svizzera, che ha prodotto dopo l’iniziativa Schwarzenbach ben 30 votazioni popolari su tematiche migratorie.
L’esecutivo federale e la maggioranza parlamentare invitano l’elettorato a respingere l’iniziativa in quanto ritengono che essa metterebbe a rischio la stabilità della Svizzera, ne danneggerebbe il sistema economico , minerebbe i rapporti con l’Unione europea oltre a contraddire le tradizioni umanitarie del Paese. La retorica contro i richiedenti asilo gioca in effetti un ruolo di rilievo nella campagna a favore dell’iniziativa in cui viene agitata una fantomatica invasione dei richiedenti asilo che non ha nessun riscontro nella realtà e nessun rapporto con i problemi che l’iniziativa afferma di voler risolvere.
Tutti i partiti, tranne l’Udc che l’ha promossa, si sono dichiarati ufficialmente contrari all’iniziativa ma gli ultimi sondaggi disponibili testimoniano di una situazione di sostanziale parità fra elettrici/ elettori favorevoli e contrari il che già di per sé rappresenta un successo per i promotori che evidentemente sono riusciti a far breccia nello schieramento ufficialmente contrario.
Gli ambienti di sinistra e in particolare quelli sindacali vedono nell’iniziativa un attacco non solo ai lavoratori stranieri ma anche a vasti settori della popolazione svizzera e la precisa volontà di creare condizioni di precarietà e insicurezza nell’intero mondo del lavoro. Vania Alleva, Presidente dell’Unia, il maggiore sindacato svizzero esprime le preoccupazioni del mondo del lavoro e denuncia l’iniziativa come un attacco a tutti i lavoratori, non solo a quelli stranieri. Essa mira infatti in primo luogo a mettere in discussione gli accordi fra la Svizzera e l’Unione europea in materia di libertà di circolazione delle persone e della manodopera che contengono anche, sia pure in misura insufficiente, meccanismi di difesa del livello salariale dei lavoratori in Svizzera, creando un argine al dumping salariale che con l’approvazione dell’iniziativa verrebbe meno. A questo proposito si tenga presente che l’elettorato svizzero sarà presto chiamato a ratificare i nuovi accordi fra la Confederazione e l’Unione europea; un successo dell’attuale iniziativa potrebbe aprire il varco anche a un rifiuto di tali accordi con conseguenze che di fatto anticiperebbero gli obiettivi perseguiti dalla destra per il 2050. Il vero obiettivo dell’estrema destra è il ritorno al famigerato statuto degli stagionali che sarebbe una logica conseguenza della denuncia degli accordi sulla libera circolazione in quanto permetterebbe di nuovo l’utilizzazione di personale stagionale privo di diritti e senza la possibilità di ricongiungimento familiare. L’iniziativa Udc mira esplicitamente ad avere nel Paese in assoluto non meno abitanti ma più lavoratori con meno diritti in quanto il contenimento della popolazione previsto entro il 2050 è calcolato sugli abitanti con residenza stabile con esclusione di chi invece avrebbe diritto a permessi precari come appunto i lavoratori stagionali.
Mettere in discussione gli accordi con l’Ue, il maggior partner commerciale della Svizzera, creerebbe ulteriori difficoltà alle esportazioni svizzere in un momento in cui i dazi imposti da Trump creano già difficoltà alle esportazioni. Una diminuzione della forza lavoro attiva metterebbe alla lunga in difficoltà il sistema pensionistico e lo stesso welfare. Il sistema sanitario, in cui già oggi opera un cospicuo numero di medici e personale straniero rischierebbe un autentico collasso in caso di chiusura dell’immigrazione in questo settore. Anche le associazioni dei datori di lavoro sono impegnate, sia pure con motivazioni diverse, a far prevalere il No all’iniziativa ma ovviamente se l’obiettivo è comune le argomentazioni e le motivazioni sono diverse da quelle del sindacato
Occorre assolutamente adoperarsi perché l’iniziativa venga respinta, convincendo quei settori popolari anche vicini al sindacato che non ne comprendono il pericolo che essa, al di là delle lusinghe, demagogiche, rappresenta per i diritti di tutti i lavoratori.


