“Che cosa faceva il nonno quando i nazisti progettavano e attuavano l’Olocausto?”
A questo tipo di inquietante domanda, che in molte famiglie tedesche si è spesso tentato di eludere, è ora possibile trovare una risposta. Nel 2025 gli Archivi nazionali statunitensi hanno reso accessibili gli elenchi in loro possesso, nel frattempo digitalizzati, di tutti gli iscritti al partito nazista durante gli anni del regime hitleriano. Questo prezioso repertorio di dati ha avuto una storia rocambolesca; ogni iscritto veniva rigorosamente registrato dai solerti funzionari del regime che però verso la fine della guerra ordinarono la distruzione dell’intera documentazione che non avvenne grazie alla disobbedienza di Hans Huber, direttore di una cartiera di Monaco. Huber nascose infatti sotto un fascio di cartacce la scottante documentazione che alla fine della guerra venne sequestrata dalle autorità militari statunitensi.
La consultazione di questa mole di dati ora pubblicati non è semplice e per questo I siti online dei settimanali tedeschi “Die Zeit” e “Der Spiegel” hanno messo a disposizione degli utenti strumenti che facilitano la ricerca nell’archivio digitale dei nominativi di tutti gli iscritti al patito nazista, che in tutto furono circa 8,5 milioni.
La decisione degli Archivi statunitensi ha colto di sorpresa le autorità tedesche, anch’esse in possesso dagli anni ’90 di questi elenchi; le norme sulla privacy di dati di questo tipo vigenti in Germania, molto più restrittive rispetto a quelle degli Usa, sono state in tal modo aggirate.
Questa pubblicazione può creare qualche sorpresa anche sgradevole in molte famiglie tedesche data la difficoltà di affrontare questo spinoso problema. Uno studio dell’Università di Bielefeld del 2022 mostra che i 2/3 degli intervistati sono convinti che i loro congiunti non hanno avuto nessun coinvolgimento nei crimini nazisti ; il 30% pensa addirittura che essi abbiano in qualche modo aiutato le vittime del regime mentre secondo la realtà della più recente ricerca storica la percentuale di questi ultimi si aggira attorno allo 0,3% della popolazione tedesca del tempo.
La pubblicazione dei dati sugli iscritti al Partito di Hitler può gettare una nuova luce sul lungo e travagliato processo tedesco di rielaborazione del passato nazista. Nei venti anni successivi alla fine della guerra nella Germania Ovest prevalsero le logiche della guerra fredda e delle esigenze della ricostruzione che fecero scendere il silenzio sugli orrori del pur recente passato e permisero a molti nazisti, anche con gravi responsabilità nei misfatti del regime, di riciclarsi nel sistema democratico Solo negli anni sessanta, soprattutto in seguito all’esplodere della protesta giovanile, ci si cominciò a interrogare sulle responsabilità anche individuali rispetto al nazismo; iniziò da quel momento la rielaborazione critica del passato, anche grazie all’azione delle istituzioni politiche e culturali del Paese che contribuirono a radicare la identità democratica del Paese.
Nella Germania Est i conti col passato nazista non furono mai fatti seriamente fino alla riunificazione, in quanto lo Stato comunista si dichiarò antinazista per definizione, nascondendo sotto il velo della retorica, qualsiasi responsabilità con il passato hitleriano. Questa negazione è uno dei motivi che ha favorito nella parte orientale del Paese il solido radicamento dell’estrema destra. Un contributo importante a una rilettura critica del passato è l’esposizione attualmente in corso a Berlino che mostra, grazie a una ricca documentazione del tempo, come la conoscenza dello sterminio nazista da parte della popolazione tedesca di allora fosse molto maggiore di quanto fino ad oggi si sia voluto ammettere
https://www.topographie.de/ausstellungen/der-holocaust-was-wussten-die-deutschen
L’attuale clima politico tedesco dimostra, se ce ne fosse ancora bisogno, che i conti fatti finora con il passato più nero della Germania, non sono sufficienti ad arginare l’ondata di estrema destra che sta dilagando nel Paese. Alternative für Deutschland, il raggruppamento di estrema destra, è ormai accreditato dai sondaggi come primo partito del tedesco. All’interno di Alternative für Deutschland sono presenti elementi che non nascondono aperte simpatie per il regime hitleriano anche se la dirigenza del Partito ha sempre negato qualsiasi legame con il passato nazista. Alcuni organismi tedeschi di controllo democratico hanno manifestato apertamente le loro preoccupazioni al riguardo; l’Istituto tedesco per i diritti umani ha chiesto di valutare la pericolosità per la democrazi di AfD fino a sollecitare una valutazione sull’opportunità del suo scioglimento. Mentre all’inizio queste tendenze estreme trovavano un qualche argine all’ interno dello stesso partito ora, anche a causa dei crescenti successi, esse si manifestano sempre più liberamente. Oltre a richiami espliciti a un “passato che non passa” molti esponenti di l’Afd utilizzano espressioni e parole d’ordine del passato regime come ad esempio “Alles für Deutschland” (“Tutto per la Germania”) che era uno slogan della formazione nazista delle Sa (le squadre paramilitari del regime nazista) il cui uso pubblico è vietato dalla legge tedesca. n generale, Afd promuove un presunto patriottismo che banalizza il passato nazista ritenendolo una parentesi trascurabile nella” gloriosa storia tedesca”. Il 4 luglio scorso poi, per una coincidenza che è difficile definire casuale, si è svolto in Turingia il Congresso di AfD, nella stessa regione in cui esattamente cento anni Adolf Hitler, nel secondo Congresso del Partito nazista ne assunse definitivamente la guida,.
Purtroppo, a questa progressiva normalizzazione dell’estrema destra contribuiscono anche forze di centro in Germania e in Europa dove la proclamata esclusione di ogni forma di collaborazione con questa estrema destra nostalgica sta venendo progressivamente meno, come dimostra ad esempio la recente approvazione da parte della maggioranza di centro-destra del Parlamento europeo di norme restrittive e repressive riguardanti i rimpatri dei richiedenti asilo. L’accesso agli archivi degli iscritti al Partito nazista può essere un’occasione per una rilettura, incentrata sull’inquietante presente della Germania e dell’Europa, del passato nazista e del processo di rielaborazione di esso; la realtà attuale dimostra in modo inequivocabile che i conti con un passato così fosco e la conseguente difesa della democrazia sono processi che non terminano mai. E che è necessaria una riflessione sui limiti di questo ripensamento a partire da un più stringente legame fra la condanna del passato e le forme attuali della discriminazione.In altre parole, non si possono denunciare i crimini del passato nazista e al tempo stesso chiudere gli occhi sulle ingiustizie e le crudeltà che Paesi che si proclamano democratici continuano a tollerare se non addirittura a perpetrare


