È l’espressione coniata da Franco “Bifo” Berardi nel 2017 per esprimere il suo punto di vita sulle morti e le sofferenze dei migranti nel Mediterraneo che a suo giudizio stavano assumendo i contorni di un olocausto. Auschwitz on the beach avrebbe dovuto essere nell’agosto del 2017 anche il titolo di una sua performance a Kassel in Germania; l’evento fu poi trasformato in una semplice conferenza stampa a seguito della protesta di chi riteneva il paragone fra la sorte dei migranti e lo sterminio nazista una forma di minimizzazione di quest’ultimo.
Confesso che anch’io allora, pur osservando con occhio critico l’atteggiamento di crescente indifferenza e ostilità verso i migranti dei singoli Paesi e dell’UE nel suo complesso, trovavo esagerato quel paragone ma gli avvenimenti degli anni successivi mi hanno indotto a un ripensamento.
Nel 2013, a seguito del tragico naufragio nei pressi di Lampedusa in cui persero la vita 368 migranti, il governo italiano, allora guidato da Enrico Letta, lanciò l’operazione Mare Nostrum che non si limitava a un pattugliamento delle coste ma prevedeva una massiccia azione di ricerca e salvataggio, in parte proseguita dal successivo governo Renzi che permise di salvare 150.000 migranti. Il costo di questo intervento, circa nove milioni di euro al mese, era gravosissimo per l’Italia che se ne faceva carico interamente.
Letta tentò di “europeizzare” il problema chiedendo il sostegno di tutti i Paesi europei ma ne ottenne in cambio solo buone parole e una politica che di fatto ha abbandonato progressivamente il soccorso in mare. La difesa a tutti i costi della fortezza Europa da un’immaginaria invasione ha avuto come inevitabile conseguenza i respingimenti illegali, la criminalizzazione dei migranti e delle Ong impegnate nei salvataggi, l’esternalizzazione della questione migratoria con ampie sovvenzioni a governi liberticidi: il Patto europeo sulla migrazione e l’asilo entrato in vigore il 12 giugno scorso è la logica conclusione di questo percorso.
La morte come deterrenza è un dato di fatto ammesso apertamente: un esempio lampante di questo diffuso atteggiamento è fornito dal governo italiano quando sottolinea con enfasi la drastica riduzione degli sbarchi sulle coste italiane al 10 agosto 2026 rispetto agli anni precedenti, omettendo di ricordare che nello stesso periodo si è verificato un notevole aumento del numero di migranti annegati.
Queste evidenze costringono purtroppo a condividere la lungimirante definizione dell’intellettuale bolognese.
All’epoca della mancata performance di Kassel Philippe Ruch fu uno fra i pochi intellettuali tedeschi a riconoscere le ragioni di Bifo, chiedendosi quale fosse la differenza fra i lager libici, finanziati dall’Unione europea, in cui erano rinchiusi i migranti e i campi di concentramento nazisti. Furio Colombo nello stesso 2017 parlò al riguardo di Shoah, nel corso di un dibattito a cui partecipava anche Marco Minniti, allora ministro dell’interno che vantava come positivo l’accordo da lui stipulato con la Libia e sottolineava con soddisfazione il fatto che esso aveva notevolmente ridotto il flusso dei migranti verso l’Italia, senza porsi particolari problemi sui costi umani che questo comportava.
Se si riflette sul fatto che Letta e Minniti, a distanza di quattro anni, pur appartenendo allo stesso schieramento politico, abbiano praticato politiche diametralmente opposte si ha la misura del degrado politico progressivo che non ha risparmiato nemmeno le forze che si definiscono progressiste
Nell’aprile del 2017 Luigi di Maio coniò la non brillante definizione di taxi del mare per mettere alla sbarra le Ong che effettuavano salvataggi in mare, sostenendo l’accusa rivelatasi calunniosa che esse favorissero e addirittura organizzassero l’arrivo di migranti sulle nostre coste.
Anche l’atteggiamento dell’opinione pubblica è cambiato radicalmente; è lontanissimo il ricordo di quel 2 settembre 2015 in cui l’immagine del corpicino del piccolo Alan Kurdi, annegato nei pressi delle coste turche durante la fuga con la famiglia dalla guerra civile siriana, destò un’ondata di sdegno e di commozione. In altre occasioni nel passato almeno le stragi più eclatanti di migranti hanno suscitato, sia pure in modo superficiale, sentimenti analoghi che oggi lasciano il posto all’indifferenza o addirittura all’ostilità.
Il 3 settembre scorso sono stati tratti in salvo al largo della Gran Canaria dal Salvataggio marittimo spagnolo 44 migranti, superstiti di un barcone su cui un mese prima si erano imbarcate 127 persone partite dal Gambia e che vagava alla deriva a causa delle cattive condizioni del mare; la notizia ha avuto sui media, salvo pochissime eccezioni, un rilievo inferiore a quello delle cronache dell’ultima giornata dei vari campionati di calcio. Di fronte a notizie di questo genere poi non mancano sui sociali ciniche osservazioni di compiacimento.
E se questo avviene oggi di fronte a numeri di migranti tutto sommato gestibili con politiche adeguate e lungimiranti e un minimo di solidarietà fra i vari Paesi europei, che cosa accadrà quando il conseguente della crisi climatica, di cui i Paesi sviluppati sono i primi responsabili, indurranno prevedibilmente milioni di persone affamate a bussare alle nostre porte in cerca di una possibilità di sopravvivenza? Con questo sfogo non ho alcuna pretesa di suggerire soluzioni per il complesso problema della regolazione dei flussi migratori sulla cui attuale pessima gestione l’estrema destra europea sta costruendo le proprie fortune politiche. Anche da parte degli “uomini e delle donne di buona volontà” mancano proposte adeguate e all’altezza dei problemi che i fenomeni migratori pongono. È evidente che dietro gli sbarchi ci sono anche potenti organizzazioni criminali annidate proprio in quei Paesi verso cui affluiscono i contributi europei per trattenere i migranti in condizioni che ricordano il nazismo.
Un punto però dovrebbe essere irrinunciabile: salvare le persone che ogni giorno rischiano di annegare per raggiungere le coste europee dovrebbe essere un presupposto indiscutibile di qualsiasi politica; se l’Unione, come sta sempre più avvenendo, abbandona questo fondamento etico insieme alle persone affogano anche tutte le speranze che la costruzione europea aveva suscitato.
E all’Auschwitz del mare seguirà inevitabilmente una Norimberga del mare; troppo tardi per salvare migliaia di vite umane e anche la nostra coscienza.


