Ferie d’agosto: un film sul bipolarismo italiano

C’è aria di elezioni anticipate, per la prima volta in autunno dopo più di cento anni, e se esiste un film estivo che consiglierei per tutti quelli che amano la commedia italiana che strappa un sorriso dolceamaro, facendo capire la complessità politica del Bel Paese, è certamente Ferie d’agosto, uscito nel 1996 e diretto da un Paolo Virzì ancora agli esordi. Tra i protagonisti ci sono molti attori di punta della commedia italiana allora in ascesa, Sabrina Ferilli, ma anche il compianto Ennio Fantastichini, Piero Natoli, Silvio Orlando, Paola Tiziana Cruciani, Rocco Papaleo, Gigio Alberti e Laura Morante.

Durante il mese di agosto, intorno alla metà degli anni ’90, sull’isola di Ventotene si ritrovano vicini di vacanza due famiglie diversissime: la prima guidata, per così dire, dal poeta e giornalista Sandro Molino (Silvio Orlando) e da una schiera di conviventi, figliastri, amici e amiche, orientata al progressismo e al centrosinistra, anche nei suoi stereotipi di punta e che ci sembrano ancora oggi evidenti (l’intellettualismo, lo snobismo radical chic, le droghe leggere e l’amore libero); la seconda guidata dal rozzo e qualunquista “generone” (un facoltoso arrampicatore sociale e negoziante romano) Ruggero Mazzalupi (Ennio Fantastichini) in salsa palesemente berlusconiana (rude, misogino, ai limiti della legalità, razzista e preoccupato che sulla sua tv si veda la Mediaset), che tradisce la moglie con desideri verso la sorella di lei e minaccia i figli capricciosi con non troppo velate botte, anche rivolte in taluni casi a insistenti ambulanti extracomunitari che vagano per le spiagge italiane a vendere i loro gingilli. Già perché proprio negli anni ’90 si afferma la parola “extracomunitario” nel lessico del razzismo democratico, diventando una parola connotata, ovvero che acquisì un significato gergale diverso e in questo caso dispregiativo, indicante i nuovi immigrati che provenivano fuori d’Italia e fuori dall’Unione europea. Avviene poi uno scontro acerrimo tra i due “blocchi” quando la famiglia di sinistra è accusata dai berlusconiani di fare chiasso notturno cantando vecchie ballate, mentre Mazzalupi spara addosso all’ambulante senegalese (laureato in ingegneria in patria) ferendolo e provocando l’avvio di un’indagine di polizia sull’isola proprio il giorno di Ferragosto.

Il film mette in scena le ipocrisie delle due fazioni, i patimenti sentimentali di ogni parte, lo stress e la nevrosi della vacanza per l’italiano medio come status sociale irrinunciabile (tanto che il cognato di Mazzalupi è indebitatissimo ma è in viaggio con lui comunque), mentre i figli e le figlie piccoli o piccolissimi, qualcuna distratta da Non è la Rai, fortunatissimo programma tv dell’epoca, con le loro attese, le loro amarezze e le loro riflessioni sul mondo degli adulti, dimostrano allo spettatore che sarebbero una classe dirigente ben più matura di quella dei loro padri, confusi, rabbiosi e affaticati dalle partigianerie, a volte, inutili. Le donne del film, forse vivaci e conflittuali a volte, sono rappresentate come succubi di un sistema provinciale insopportabile, che danno una boccata d’aria alla storia. Sembrano anni davvero lontani, dato che era iniziata la Seconda Repubblica da pochissimo, Molino deve riprendersi ancora dallo scioglimento del Partito Comunista e Mazzalupi dietro il paravento dell’antipolitica, del “sono tutti uguali”, promuove la spoliticizzazione dell’identità, dell’individuo “fattosi da sé” come propagandava la destra del Polo delle Libertà nel 1994 e incominciata nel decennio precedente; eppure l’attualità dei discorsi, delle scene nel film è sorprendente, poiché sono cambiati linguaggi, costumi, mode e anche generazioni, ma il paese resta sempre lì, diviso a metà, ieri come oggi. Nel frattempo, dopo la baraonda per via della denuncia per tentato omicidio, l’unico a rimetterci davvero è proprio l’ingegnere senegalese che riceve il foglio di via ed è costretto ad abbandonare l’isola col primo traghetto del mattino. Virzì ha saputo forse meglio di ogni altro regista contemporaneo cogliere le distonie e il frastuono di un sistema bipolare italiano alla ricerca di un senso.

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Questo blog nasce dall’incontro di tre persone emigrate volontariamente in età adulta dall’Italia in Svizzera e che in questo Paese hanno realizzato esperienze diverse in vari ambiti lavorativi e culturali. 

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