Genocidio sanitario

Una delle caratteristiche dell’intervento israeliano nella striscia di Gaza, che contribuisce a confermare l’accusa di genocidio a carico del governo israeliano, è il documentato e sistematico attacco alle strutture sanitarie palestinesi e al personale che vi opera.

La più dettagliata denuncia di questo drammatico fenomeno è stata fornita nel luglio del 2025 da un rapporto della Ong Physicians for Human Rights-Israel (Medici per i diritti umani-Israele) dal titolo Distruzione delle condizioni di vita: un’analisi sanitaria del genocidio di Gaza. Il rapporto documenta in modo inoppugnabile un’impressionante serie di atti sistematici di deliberata distruzione volto ad annientare l’intero sistema sanitario palestinese.

Gli estensori del documento ritengono che il materiale da loro raccolto sia la dimostrazione di una volontà di attuare un vero e proprio genocidio nei confronti della popolazione palestinese sella Striscia di cui l’attacco alle strutture sanitarie è un aspetto parziale ma rilevante. La salute è infatti un aspetto fondamentale della sopravvivenza di un popolo per cui attentare in modo sistematico alle strutture che la garantiscono   significa creare le condizioni per renderla precaria.

 Per questo è necessario che l’opinione pubblica di tutto il mondo conosca nel modo più esauriente possibile quanto sta avvenendo a Gaza anche sotto questo aspetto. Questo compito di divulgazione viene assolto anche con la collaborazione di B’Tselem, un’altra Ong israeliana, che ha documentato anche altri aspetti della politica deliberatamente genocidiaria del governo israeliano dopo il 7 ottobre del ’2023. È significativo che due organizzazioni della società civile israeliana dichiarino esplicitamente, sulla base di una minuziosa documentazione, che il governo israeliano stia compiendo un genocidio.

Il 13. Ottobre del 2023 ha segnato l’inizio del genocidio sanitario; quel giorno, infatti, l’esercito israeliano ha ordinato l’evacuazione immediata di 22 ospedali a Gaza City e nella parte settentrionale della Striscia senza indicare le modalità di un’evacuazione sicura, di fatto impossibile sotto i bombardamenti. Inoltre, il sostanziale annientamento delle strutture sanitarie ha privato gran parte della popolazione di Gaza della necessaria assistenza medico-sanitaria.

Ospedali e cliniche private sono stati privati sistematicamente del necessario per operare fino a determinarne di fatto il collasso; i responsabili israeliani hanno sostenuto che  le strutture sanitarie sarebbero state utilizzate da Hamas per scopi militari ma questa affermazione da un lato non è suffragata da prove convincenti e dall’altro non può giustificare attacchi sistematici di natura così grave.

L’assedio a cui l’intera Striscia è stata sottoposta ha inoltre impedito ai pazienti di ricevere cure mediche nel vicino Egitto, mentre anche il rifornimento di materiale sanitario di ogni genere è stato sistematicamente ostacolato. Questo ha favorito il diffondersi di malattie aggravato anche dalle condizioni di vera e propria carestia che ha colpito la regione sempre a causa di una deliberata volontà del governo israeliano, Gli stessi operatori sanitari operanti nelle strutture colpite sono stati a loro volta presi deliberatamente di mira; al momento della pubblicazione del Rapporto si contavano 1580 vittime fra il personale sanitario oltre a 309 incarcerazioni. I medici israeliani denunciano anche l’inadeguatezza della reazione degli organismi internazionali incaricati di denunciare e prevenire il genocidio in atto. Del resto, come ha affermato Guy Shalev, direttore dell’organizzazione di medici israeliani durante la conferenza stampa di presentazione del Rapporto “il silenzio di fronte al genocidio non può essere un’opzione”.

In una situazione così disperata è emersa l’eroica abnegazione del personale sanitario che può essere riassunto nelle parole di Mahmoud Abu Nujala, un medico pediatra palestinese morto nel bombardamento dell’ospedale di Al-Awda: “Chiunque sopravviverà fino alla fine racconterà la storia. Abbiamo fatto tutto ciò che potevamo. Ricordateci”

Il 10 ottobre scorso dopo il cosiddetto cessate il fuoco a Gaza, che è di fatto solo un’attenuazione delle operazioni militari israeliane, la crisi sanitaria non  è sta superata in modo sostanziale e risente della situazione creata nel periodo precedente. Molti ospedali sono danneggiati e distrutti e le strutture sanitarie residue riescono a lavorare solo parzialmente. L’approvvigionamento di medicinali strettamente indispensabili avviene in modo molto parziale e si ravvisa una carenza di anestetici, antibiotici, materiale sanitario oltre che di carburante per alimentare i generatori.

La situazione sanitaria rimane precaria soprattutto per i soggetti più deboli quali i bambini malnutriti; la diffusione di infezioni, malnutrizione, epidemie e l’aggravamento di malattie croniche incombono quotidianamente su gran parte degli abitanti della Striscia..

Anche se il parziale cessate il fuoco ha ridotto i traumi causati dai bombardamenti incessanti la situazione psicologica di gran parte della popolazione richiederebbe forme di intervento che non appaiono al momento possibili. Anche la riabilitazione dei soggetti menomati dalle azioni belliche si presenta difficoltoso e i permessi concessi dalle autorità israeliane per rendere possibili le cure necessarie nei vicini ospedali egiziani vengono concessi in misura largamente insufficiente rispetto alle necessità.

In conclusione, al numero delle persone direttamente perite a seguito delle azioni belliche israeliane vanno aggiunti tutti coloro che non riescono a sopravvivere agli stenti e alle precarie condizioni sanitarie.

Il cosiddetto cessate il fuoco può essere di fatto definito una continuazione a bassa intensità del conflitto che ha attenuato in modo del tutto insufficiente le sofferenze del popolo palestinese mentre al tempo stesso l’attenzione internazionale sul dramma di Gaza si è fortemente attenuata.

La situazione di Gaza dove anche sotto l’aspetto sanitario si delinea un criminoso disegno genocida, si inserisce in un quadro globale in cui le continue trasgressioni al diritto internazionale rendono possibile commettere impuntente crimini di questo genere. Tali pratiche criminali vengono sempre più rilevate anche in altri conflitti in atto quali la guerra ucraina, il conflitto sudanese e la stessa aggressione compiuta dagli Usa e dagli stessi israeliani al territorio iraniano.

Il vero crimine insomma sono le guerre e le aggressioni militari e ogni pur lodevole tentativo di frenarne la violenza si mostra sempre più illusorio.

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Questo blog nasce dall’incontro di tre persone emigrate volontariamente in età adulta dall’Italia in Svizzera e che in questo Paese hanno realizzato esperienze diverse in vari ambiti lavorativi e culturali. 

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