La Brigata ebraica fra passato e presente

Com’è noto durante le manifestazioni del 25 aprile a Milano manifestanti con le insegne della brigata ebraica sono entrati in contrasto con altri manifestanti. Per inquadrare meglio le problematiche del presente vediamo di capire il ruolo della Brigata ebraica nella guerra di liberazione dal nazifascismo.

La formazione della vera e propria Brigate ebraica avvenne nel settembre del 1944 quando un gruppo di volontari ebrei sionisti, insediati soprattutto in Palestina, allora soggetta a mandato britannico, ottenne da Winston Churchill, Primo Ministro inglese, di formare tre battaglioni con  5.000 uomini;  In seguito La Brigata  si fregiò anche di una propria bandiera  su cui era disegnata una stella di David su strisce bianche e azzurre verticali, sovrastata dalla scritta Gruppo della Brigata ebraica in inglese e in ebraico.

La brigata era composta da un battaglione di fanteria, da unità di artiglieria, genio e servizi di supporto sotto il comando del generale canadese Ernest Frank Benjamin e fu integrata nell’ ottava armata dell’esercito britannico. Il tentativo, auspicato dalle autorità inglesi, di inserire nella formazione anche  combattenti palestinesi arabi si rivelò irrealizzabile e fu presto abbandonato.  Oltre che ebrei provenienti dalla Palestina della Brigata facevano parte anche ebrei provenienti da altri territori sotto il dominio inglese a cui se ne unirono altri di nazionalità polacca e russa.

Dopo un addestramento in Egitto la Brigata sbarcò nel gennaio del 1945 a Taranto per poi essere trasferita a Cervia ed essere attivamente impiegata fra marzo aprile del 1945 nei combattimenti lungo la Linea gotica culminati nella battaglia dei Tre Fiumi che determinò lo sfondamento della Linea da parte degli Alleati. Complessivamente nel corso dei combattimenti a cui prese parte la Brigata ebbe 30 caduti sepolti nel cimitero di Piangipane, presso Ravenna.

Al termine del conflitto in Italia ai componenti della Brigata fu affidato il compito di sorvegliare i militari tedeschi reclusi nel campo di internamento di Rimini per poi ricevere l’incarico di accogliere a Tarvisio gli ebrei sopravvissuti dei campi di sterminio; componenti della Brigata si attivarono clandestinamente per favorire il trasferimento di ebrei in Palestina. Dopo un breve impiego in Belgio e in Olanda la Brigata fu sciolta nel 1946 ma molti dei suoi membri continuarono ad assistere profughi ebrei di passaggio per l’Italia e a indirizzati verso la Palestina, mentre alcuni parteciparono ad operazione di cattura e talvolta anche di uccisione di criminali nazisti. Lo scioglimento avvenne soprattutto per volontà delle autorità inglesi che non vedevano di buon occhio soprattutto l’attività clandestina di colonizzazione dei territori palestinesi sotto il loro controllo che creava crescenti tensioni con la popolazione araba della regione. Molti membri della Brigata si insediarono poi in Palestina e, dopo la nascita dello Stato di Israele furono integrati nell’esercito israeliano.

Il contributo dato dalla Brigata Ebraica nelle ultime fasi della Seconda guerra mondiale è fuori discussione per cui è del tutto legittimo che lo stendardo con cui questa formazione partecipò alla guerra venga innalzato durante le manifestazioni per la liberazione dal nazifascismo. Contestare dunque il ricordo di questo contributo alla Liberazione non appare in sintonia con lo spirito del 25 aprile. Il problema nasce però quando alcuni esponenti del gruppo   che fa riferimento alla Brigata sventolano, come è avvenuto a Milano e in altre città italiane, bandiere israeliane o vessilli della monarchia iraniana  o immagini di Trump e di Netanyahu, esaltando o giustificando il genocidio di Gaza e l’aggressione all’Iran.

Sarebbe opportuno anche dare il massimo risalto al contributo ancora più importante fornito dagli ebrei che si unirono alla lotta partigiana, aderendo in Italia soprattutto alle Brigate Garibaldi e a quelle di Giustizia e libertà oppure attuando forme di resistenza civile contro il nazifascismo; il loro numero risultò percentualmente superiore a quello degli ebrei italiani. Importante anche il contributo degli ebrei che, al di fuori della Brigata ebraica contribuirono alla lotta di liberazione inquadrati soprattutto nell’esercito americano e in quello inglese. Vi furono poi ebrei italiani che combatterono in varie forme al di fuori dell’Italia e ebrei stranieri che combatterono in Italia.

Come si vede in un tempo attraversato da tensioni geopolitiche che si ripercuotono anche all’interno dei singoli Stati, occorre un grande senso di responsabilità per mantenere quell’equilibrio e quel pluralismo che furono in fondo il segno distintivo della lotta contro il nazifascismo, il cui retaggio dovrebbe essere prezioso in un’Europa di nuovo infettata da sovranismi fascisteggianti da contrastare con schieramenti democratici il più possibile ampi. Una migliore comprensione di determinate dinamiche storiche potrebbe anche contribuire a una visione meno conflittuale della realtà contemporanea.

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Questo blog nasce dall’incontro di tre persone emigrate volontariamente in età adulta dall’Italia in Svizzera e che in questo Paese hanno realizzato esperienze diverse in vari ambiti lavorativi e culturali. 

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