Il 19 maggio si celebra la Giornata Mondiale della Donazione del Latte Umano, un’occasione fondamentale per sensibilizzare sull’importanza di un gesto tanto semplice quanto vitale: donare il proprio latte per aiutare i neonati più fragili, in particolare quelli prematuri ricoverati nelle terapie intensive neonatali. Ne abbiamo parlato con Erica Rotunno, neonatologa presso l’Hôpital Saint-Pierre a Bruxelles.
“È un tema carissimo a noi pediatri”, spiega la specialista. Nonostante i grandi progressi nella produzione di formule artificiali, nessun prodotto è ancora riuscito a replicare pienamente la complessità e i benefici del latte materno. Una delle sue caratteristiche più straordinarie è la capacità di adattarsi: la composizione del latte cambia nel tempo e si modula in base alle esigenze specifiche del neonato. Ad esempio, le madri di bambini prematuri producono un latte con caratteristiche diverse rispetto a quello destinato a neonati a termine.
Per questo motivo, nei reparti di neonatologia si trasmette un messaggio chiaro: il latte materno, soprattutto per i prematuri, è “un vero e proprio farmaco”, spesso più efficace di qualsiasi altra terapia. Non solo nutre, ma protegge, sostiene lo sviluppo e riduce il rischio di complicazioni. Diversi studi dimostrano che l’uso di latte materno riduce fino al 50% il rischio di enterocolite necrotizzante (NEC), una grave patologia intestinale, ma anche – e significativamente – le infezioni sistemiche nonché la durata della degenza ospedaliera, migliorando gli esiti neurologici a lungo termine. Inoltre, permette ai genitori — e in particolare alle madri — di avere un ruolo attivo nella cura del proprio bambino, anche in contesti altamente tecnologici come le terapie intensive, come ricorda Rotunno.
Non tutte le madri, però, possono allattare a causa di controindicazioni mediche o una produzione insufficiente rispetto ai bisogni del neonato. È proprio per rispondere a queste situazioni che sono nate le banche del latte umano donato. Pensiamo ai bambini che ogni anno nascono prematuri. Sono circa 15 milioni (1 su 10), secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità. In Europa, la percentuale si aggira intorno al 7-8% delle nascite.
“Non tutti questi neonati possono essere alimentati direttamente dalla madre. È qui che intervengono le banche del latte umano” – continua la neonatologia: a livello globale ogni banca può raccogliere mediamente tra 300 e 1.000 litri di latte all’anno. Oggi esistono oltre 750 banche del latte umano, in Europa se ne contano più di 280, e sono coordinate dalla European Milk Bank Association. Purtroppo la domanda continua a superare spesso l’offerta (e per questo motivo, il latte donato viene destinato prioritariamente ai neonati più vulnerabili: quelli estremamente prematuri o con particolari patologie, soprattutto digestive).
Si tratta di latte sicuro? “È questo un quesito ricorrente. E la risposta è che le banche del latte operano secondo protocolli estremamente rigorosi. Nella maggior parte dei casi, il latte proviene da madri che hanno partorito nello stesso ospedale, permettendo un controllo completo delle condizioni di salute, incluse le analisi sierologiche per escludere rischi infettivi. Il latte raccolto viene poi pastorizzato, conservato in condizioni controllate e sottoposto a ulteriori verifiche prima della somministrazione” – precisa Rotunno. Tutto ciò garantisce un prodotto sicuro e di altissima qualità per neonati che ne hanno un bisogno critico.
C’è poi un alteriore aspetto: gestire una banca del latte non significa solo seguire protocolli clinici, ma anche affrontare aspetti umani e culturali. Per Erica Rotunno, è essenziale dedicare tempo ai genitori per spiegare cos’è il latte donato, come viene trattato e perché è sicuro: “In alcune culture possono esistere dubbi o credenze legate a questo tema: il dialogo diventa quindi fondamentale per costruire fiducia, chiarire cosa è supportato scientificamente e rispettare le sensibilità individuali”.
Il messaggio è chiaro. La donazione del latte umano rappresenta una forma concreta di solidarietà tra madri. Un gesto che può fare la differenza tra la vita e la morte per i neonati più fragili. E promuovere le banche del latte significa non solo investire nella salute dei più piccoli ma anche sostenere un modello di cura in cui scienza e umanità si incontrano.

