Lentezza

La velocità sembra essere una caratteristica fondamentale della nostra civiltà, tale da determinare ogni aspetto della vita sociale ed economica e da imporsi anche come stile di vita individuale.

Eppure, ancor prima che la pandemia imponesse un rallentamento forzato dei nostri ritmi e di conseguenza una riflessione su di essi, era già in atto un ripensamento sul fatto che vivere all’insegna di una velocità, che spesso diventa frenesia, sia davvero la piena realizzazione della nostra umanità.

Già verso la fine del secolo scorso Alex Langer, considerato uno degli ispiratori del pensiero ecologista di papa Francesco, individuava nella visione agonistica espressa dal motto olimpico “Più veloce, più in alto, più forte”, che incita gli atleti al costante tentativo di oltrepassare i propri limiti, un modello valido in campo sportivo ma devastante se applicato, come oggi sembra accadere, alla vita economica e sociale

In questi ultimi ambiti Langer proponeva, con una stimolante provocazionedi praticare l’esatto rovesciamento del motto di De Coubertin e ci invitava a ispirare i nostri modelli economici e il nostro stile di vita a un ritmo “più lento, più profondo, più dolce”.

Al devastante superamento di ogni limite nello sfruttamento della natura, Langer contrapponeva la ricerca di un’armonia con essa come base anche di una maggiore giustizia fra gli esseri umani. 

Ecco dunque rivalutato in pieno il bistrattato principio della lentezza consapevolmente associato alla profondità e a rapporti sociali più umani 

Alla categoria della lentezza appartiene anche quello che i latini chiamavano otium, un termine che, nel passaggio dal latino all’italiano, ha progressivamente assunto una connotazione negativa, ben rappresentata dal noto proverbio che gli attribuisce la paternità di tutti i nostri vizi.

Autori come Cicerone, Ovidio e Seneca ci hanno trasmesso, sia pure con accenti diversi, l’idea dell’otium come di un momento in cui l’individuo si ritira in se stesso per coltivare la propria spiritualità, magari dedicandosi alla contemplazione o coltivando passioni o interessi senza alcuna apparente utilità e finalità pratica.

L’otium veniva insomma contrapposto al negotium, l’attività pratica con cui il cittadino sbrigava i propri affari commerciali o svolgeva incarichi pubblici.

È dunque l’era contemporanea che ha attribuito all’ozio un significato pesantemente negativo in quanto il ritirarsi in se stessi finisce per essere considerato una pratica economicamente improduttiva e quindi socialmente inutile o addirittura dannosa.

A ben guardare poi non è detto che questa rivalutazione della lentezza sia per forza in antitesi assoluta con la velocità né tanto meno con l’efficienza.
Lentezza può voler dire fare le cose in modo più accurato e quindi in definitiva più efficiente.

L’ otium può poi creare le condizioni per cui una mente sgombra da un rapporto diretto con le preoccupazioni pratiche può, proprio in questo stato, elaborare intuizioni applicabili e utili anche nell’ambito del negotium.  

Calvino nelle su Lezioni americane sosteneva del resto   che l’affermazione di un valore implica anche il rispetto per il suo opposto o apparentemente tale e questo vale naturalmente anche per la lentezza.

Il mondo classico ci viene ancora incontro con il principio del “Festina lente” attribuito ad Augusto e poi ripreso da Cosimo de’ Medici. Un ossimoro che significa letteralmente “Affrettati con lentezza” ma che va inteso come un invito ad acquisire la capacità di agire in modo deciso e spedito senza trascurare la necessaria avvedutezza.

Dato che personalmente non sono per niente convinto che la pandemia possa in qualche modo essere un’utile maestra di vita, ben venga il suo superamento e il ritorno a una normalità in cui un nuovo apprezzamento della lentezza trovi naturalmente il suo spazio, spingendoci magari ad assumere un ritmo di ponderata velocità.

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Questo blog nasce dall’incontro di tre persone emigrate volontariamente in età adulta dall’Italia in Svizzera e che in questo Paese hanno realizzato esperienze diverse in vari ambiti lavorativi e culturali. 

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