Il verde urbano è spesso al centro di polemiche: alberi abbattuti, potature drastiche, cittadini indignati e amministrazioni sulla difensiva. Ma la vera domanda è un’altra: le piante vanno davvero tagliate, o il problema è come le abbiamo scelte e gestite fin dall’inizio?
Ne parliamo con Fabrizio Cinelli, agronomo, che invita a cambiare prospettiva. «La discussione si concentra quasi sempre sulla potatura o sull’abbattimento – spiega – ma il punto critico è molto prima: nella progettazione e nella scelta delle specie».
Secondo Cinelli, molte delle criticità che emergono oggi nelle città italiane derivano da errori storici. «Per decenni si sono piantati alberi senza considerare lo spazio disponibile, il suolo, le infrastrutture o il clima urbano. Poi, quando l’albero cresce e crea conflitti con marciapiedi, edifici o linee elettriche, si interviene con potature drastiche o con l’abbattimento».
Il risultato è un circolo vizioso: alberi indeboliti da tagli troppo aggressivi, piante che diventano più vulnerabili a malattie o cedimenti, e una percezione pubblica sempre più negativa degli interventi sul verde.
«Tagliare non è di per sé sbagliato», chiarisce Cinelli. «La potatura è uno strumento di gestione importante. Ma deve essere mirata, fatta nei tempi giusti e con obiettivi precisi: sicurezza, stabilità, salute della pianta».
Il vero nodo, però, è la sostituzione. «Ci sono alberi che, semplicemente, non sono più adatti al contesto in cui si trovano. In questi casi l’abbattimento non è una sconfitta, ma una scelta di gestione».
Questo apre un tema delicato: il ricambio del patrimonio arboreo urbano. «Un albero non è eterno. Anche nelle città dobbiamo ragionare in termini di ciclo di vita: monitoraggio, manutenzione, e quando necessario sostituzione programmata».
Ma sostituire non significa perdere verde, anzi. «Se la sostituzione è pianificata bene – sottolinea l’agronomo – può essere l’occasione per migliorare la qualità del verde urbano: più biodiversità, specie più resilienti al caldo e alla siccità, alberi che richiedono meno interventi drastici».
La vera sfida, conclude Cinelli, è culturale. «Dobbiamo uscire dalla logica emergenziale. Il verde urbano non si gestisce con interventi spot o reazioni alle proteste. Serve una visione a lungo termine».
E forse, allora, la domanda iniziale cambia completamente: non se le piante vadano tagliate o sostituite, ma come progettare città dove gli alberi possano vivere – e non solo sopravvivere.

