Domenica otto marzo gli elettori svizzeri si sono pronunciati su quattro iniziative nazionali.
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Una di esse riguardava la proposta di una drastica riduzione del costo del canone radio televisivo annuale che attualmente ammonta per le famiglie a 335 franchi al mese Circa 365 euro), al cui pagamento sono tenute anche le imprese. Tale tributo finanzia in gran parte il sistema radiotelevisivo della Confederazione ma in parte anche le emittenti locali.
L’iniziativa, promossa forze politiche e economiche legate alla destra, prevedeva di ridurre il canone radiotelevisivo annuale per gli utenti privati a 200 franchi e la sua totale abolizione per le imprese. I tagli conseguenti avrebbero riguardato solo il sistema pubblico, che sarebbe stato costretto a una drastica riduzione dei propri servizi e a conseguenti tagli del personale, e non avrebbe invece riguardato le emittenti private.
L’iniziativa è stata respinta dal 62% dei votanti che hanno evidentemente giudicato negativamente un provvedimento che avrebbe limitato in modo pesante un servizio pubblico e indipendente, quanto mai prezioso, soprattutto sul piano informativo, in questo momento di grave crisi degli equilibri mondiali, Inoltre, l’elettorato ha evidentemente giudicato importante il mantenimento di un sistema radiotelevisivo che garantisce, sia pure con gli alti costi che ne derivano, il multilinguismo del Paese anche come elemento di coesione nazionale.
Questo non esclude, anche per la maggioranza degli elettori, la necessità della prevista riorganizzazione dell’offerta radiotelevisiva all’insegna di un’ulteriore apertura culturale e di un maggior pluralismo, tenendo conto che in ogni caso i finanziamenti a disposizione saranno più esigui dato che il Governo ha già deciso di, comunque, di introdurre nei prossimi anni una riduzione sia pure molto più moderata e graduale del canone, sia per le utenze private che per le imprese.
Un successo superiore alle aspettative anche per la votazione sulla tassazione individuale approvata dal 54% dei votanti. In precedenza, le coppie sposate venivano sottoposte a una tassazione comune mentre per quelle non sposate veniva applicata una tassazione individuale, con conseguenti incongruenze e iniquità che ora dovrebbero essere superate.
L’approvazione del provvedimento è salutata con gioia dai gruppi femministi che l’hanno appoggiata come un ulteriore tassello del conseguimento della parità di genere, concretizzatosi proprio nella giornata dell’8 marzo. La traduzione normativa e legislativa di questa decisione è affidata ora ai singoli Cantoni e presenta difficoltà non indifferenti.
Bocciata anche l’iniziativa che intendeva ancorare nella Costituzione la produzione di un’adeguata quantità di denaro contante e istituire un referendum obbligatorio qualora fosse in discussione la sostituzione del franco svizzero come valuta nazionale. Approvato invece il contro progetto governativo che riconosce legittime la prima richiesta ma la vincola a normative già esistenti e di maggiore solidità legale di quelle proposte dall’iniziativa. Stabilire invece la necessità di un referendum obbligatorio in caso dell’introduzione di una nuova valuta sarebbe invece stato inutile in quanto già previsto dalle norme costituzionali concernenti la stipulazione di trattati internazionali.
Bocciata invece nettamente con oltre il 70% dei voti l’iniziativa che intendeva impegnare il governo federale a stanziare maggiori fondi per incentivare le iniziative tese al raggiungimento della neutralità climatica entro il 2050.
Questa bocciatura segna una nuova battuta d’arresto per l’ecologismo svizzero, le cui cause vanno ricercate prima di tutto in una minore sensibilità dell’opinione pubblica. In Svizzera come altrove, ai temi legati alla difesa dell’ambiente.
Si impone comunque una riflessione sulle politiche future in materia dopo l’esito di precedenti consultazioni ; l’elettorato svizzero non è per principio contrario a provvedimenti per raggiungere questo obiettivo ed è disposto anche ad accettarne costi sia pure limitati ma ha mostrato di non gradire un certo tipo di incentivi che favoriscono magari i possessori di auto elettriche e le relative infrastrutture e non chi non possiede affatto un’auto oppure il finanziamento dell’installazione di pannelli solari su edifici per produrre energia che può essere rivenduta con profitto dei proprietari immobiliari e non da chi non possiede una casa.
I Verdi sembrano particolarmente colpiti da questa crisi dell’ambientalismo; anche nella città di Zurigo, dove si è votato per il rinnovo dell’Amministrazione comunale, la perdita di voti per il rinnovo del Consiglio comunale è stata rilevante e di essa ha approfittato il partito socialdemocratico.
Nel complesso l’istituto della democrazia diretta con il coinvolgimento dell’elettorato in questioni politiche cruciali si è ancora una vota rivelato vitale e in grado di contribuire in modo costruttivo a influenzare gli indirizzi politici della Confederazione.
Resta il rammarico che a votazioni, spesso decisive per il futuro del Paese partecipi nella migliore delle ipotesi, come in questo caso, poco più della metà dei cittadini svizzeri mentre gli stranieri con residenza stabile, che costituiscono oltre un quarto della popolazione, non hanno diritto di voto.
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