Per anni sono rimaste fuori dai radar. Donne malate di cancro, ma anche donne che curano, assistono, sostengono: una doppia invisibilità che oggi l’Europa non può più ignorare. Il sistema sanitario europeo, fotografato da un nuovo indice internazionale, mostra crepe profonde e disuguaglianze che possono costare la vita.
Il campanello d’allarme arriva da Bruxelles. Il 17 marzo, al Parlamento europeo, il lancio del Women and Cancer Policy Index elabotato dall’ European Cancer Organisation (ECO) mette nero su bianco ciò che medici e pazienti denunciano da tempo: non è la mancanza di conoscenze il problema, ma la loro applicazione. “Sappiamo dove sono le disuguaglianze. Ora bisogna agire”, avverte Isabel Rubio, presidente dell’ECO. Un richiamo diretto alle istituzioni, mentre l’eurodeputata Romana Jerković affonda il colpo: “La salute delle donne non può restare marginale. Le strategie esistono, ma restano sulla carta”.
Come si misura il divario: la “pagella” dei sistemi sanitari
Ma come si fotografa davvero la capacità di un Paese di affrontare il cancro femminile? Il Women and Cancer Policy Index lo fa attraverso un sistema articolato, che Norbert Couespel, responsabile della Ricerca sulle Politiche e dei Progetti UE dell’European Cancer Organisation, definisce come basato su “indici compositi che integrano diverse dimensioni di policy e livelli di implementazione”. Il percorso di valutazione parte dalla prevenzione — dagli screening ai vaccini come l’HPV, fino alle politiche sui fattori di rischio — passa per la diagnosi precoce e arriva all’accesso alle terapie e alla qualità delle cure, includendo anche diritti dei pazienti, supporto psicologico e ruolo dei caregiver. Non solo: l’indice considera anche elementi strutturali spesso trascurati, come l’esistenza di un piano oncologico nazionale, i sistemi di monitoraggio, i registri tumori, gli investimenti e la partecipazione a studi clinici. I dati vengono raccolti attraverso questionari rivolti a esperti, istituzioni, clinici e associazioni di pazienti, verificati con documenti ufficiali — piani sanitari, normative, linee guida — e infine tradotti in valori numerici. Il risultato è un punteggio da 0 a 100 che sintetizza la performance complessiva di ogni Paese. “Tecnicamente — spiega Couespel — ogni indicatore viene standardizzato su una scala comune e ‘pesato’ in base alla sua importanza: aspetti cruciali come diagnosi precoce e accesso ai trattamenti incidono più di altri sul risultato finale. I punteggi così ottenuti vengono combinati in una media ponderata, che restituisce una fotografia più realistica delle prestazioni di un sistema sanitario”. Le soglie aiutano a leggere i risultati: punteggi sopra il 70% indicano politiche solide e ben implementate; tra il 50% e il 69% segnalano applicazione parziale; sotto il 50% emergono carenze strutturali significative.
La mappa delle disuguaglianze: Europa spaccata
L’indice restituisce un’immagine chiara: l’Europa della salute non è una sola. Da una parte i Paesi virtuosi: Finlandia (80%) e Svezia (76%) guidano la classifica, con sistemi solidi, screening capillari e accesso rapido alle terapie. Subito dietro Belgio, Francia e Irlanda. Dall’altra, un’Europa in affanno. Romania, Ungheria, Polonia e Bulgaria chiudono la graduatoria con punteggi anche sotto il 30%. Qui la diagnosi arriva tardi, le cure sono meno accessibili e la prevenzione resta fragile. In mezzo troviamo, ad esempio, Spagna (63%), Lussemburgo (62%), Portogallo (59%), Paesi Bassi (58%) e Slovenia (55%). Il risultato è drammatico: in alcuni Paesi la mortalità femminile per tumore può essere fino al 20% più alta rispetto ad altri.
Italia a metà: eccellenze nella prevenzione, vuoti nell’assistenza
E l’Italia? Con un punteggio “generale” fermo al 55%, si dimostra un Paese a due facce, come precisa Paola-Anna Erba, Presidente dell’Associazione Europea di Medicina Nucleare e co-presidente del gruppo di lavoro Donne e Cancro. Da un lato, in Italia si segnalano risultati tra i migliori in Europa: campagne antifumo efficaci, copertura vaccinale HPV all’88% e screening oncologici molto diffusi (95% per il tumore al seno, 89% per quello cervicale). Dall’altro, il Paese soffre di una falla strutturale che riguarda milioni di persone: il sostegno ai caregiver. Qui il punteggio crolla al 33%. Un dato che pesa perché, come ricordano a Bruxelles, i nostri sistemi sociali (in generale e non solo nel caso italiano) si reggono — spesso silenziosamente — sul lavoro di donne che assistono familiari malati senza un adeguato riconoscimento o supporto. “È una lacuna evidente”, sottolinea l’eurodeputata Catarina Martins.
Non solo pazienti: il peso invisibile delle donne
Il report accende insomma i riflettori su un punto spesso ignorato: le donne non sono solo pazienti, ma anche una colonna portante dell’assistenza oncologica in Europa. Professioniste sanitarie o caregiver informali, milioni di loro garantiscono ogni giorno cure e supporto. Eppure, le politiche sanitarie continuano a sottovalutare questo ruolo. Il messaggio che emerge è netto: l’Europa non parte da zero. I dati esistono, le strategie anche. Ma senza attuazione restano promesse.
In questo senso il Women and Cancer Policy Index non è solo una “classifica”. È una fotografia realistica di un’Europa a più velocità, dove nascere in un Paese invece che in un altro può fare la differenza tra vivere e morire. E dove milioni di donne continuano a sostenere il sistema senza essere viste. La sfida ora è tradurre questi dati in decisioni concrete e in migliori percorsi di cura per tutti e tutte.

