Europa: un’Unione in bilico o un futuro da costruire?

Il passaggio storico che l’Unione Europea sta attraversando è delicato, se non critico. Le prossime elezioni mettono in discussione la stessa esistenza dell’UE, forse per la prima volta – davvero – nella sua storia.

I populismi, con la loro politica antitetica all’unione, sono indicati come la minaccia principale, con slogan identitari e anche conditi spesso di riferimenti cristiani (anche se, dati alla mano, la società europea è sempre più laica).

Vincerenno queste “destre populiste”. Così dicono alcuni. Non c’è dunque partita?

Un’analisi più approfondita rivela una situazione complessa. E anche se – chi scrive se lo augura – le formazioni politiche tradizionali potrebbero reggere l’urto elettorale, la crescente disaffezione dei cittadini europei è una questione ormai chiara e, sopratutto, forse va ben oltre i confini del populismo. Come ci ricorda l’On. Mario Mauro, il voto contro l’Ue o l’astensione al voto prendono forma non tanto nella crescente laicizzazione della società quanto piuttosto nel vuoto che la riempie. Insomma, senza guardare al dilagante nichilismo sociale, i sentimenti cavalcati dai partiti populisti si capirebbero appieno? La società europea è in evoluzione (già dagli anni dell’allargamento a Est, a ben vedere e mai fino in fondo digerito dai popoli occidentali e malamente spiegato dalle elite politiche). Questo genera preoccupazione, anzi paura, che viene strumentalizzata dai populismi e nazionalismi e si manifesta anzittuto verso l’altro, i migranti (ma potremmo scrivere anche le genti del Continente africano). Dove stanno le radici di tutto ciò?

Inquietudine e insicurezza pervadono la società europea (anche di fronte alle sfide ambientali) e la questione dell’identità diventa inaggirabile: paura di perderla per l’Europa dell’Est, preoccupazione di cambiare stile di vita per l’Occidente, minaccia di snaturamento per le minoranze immigrate, come sottolinea Massimo Congiu, direttore dell’Osservatorio Mitteleuropeo.

Sentiamo, nei comizi leader dei partiti di estrama destra, slogan e ascoltiamo parole che si appellano alla tradizione cristiana. Ma di questa, a ben vedere, se ne ricordano e se ne fanno proprio solo alcuni aspetti. Sopratuttto tutto è strumentalizzato per escludere, anziché includere – tradendo lo spirito originario del Cristianesimo, in un clima culturale che è profondamente mutato – per riprendere le parole di Markus Krinke, professore di Filosofia Morale e Direttore della Cattedra Rosmini all’Università di Lugano, in Svizzera.

E quindi? Andare verso una nuova Europa sembra un passo inevitabile ma possibile solo nel momento in cui politica e morale convergono verso un obiettivo comune: ripensare l’Europa non solo come unione economica, ma come comunità di persone. È possibile?

Il futuro europeo è ora da ri-costruire: è incerto, sì. Ma non senza speranza. Chiamiamola comunità di genti, l’Europa! E se non piace, facciamoci venire in mente un’altra definizione. Che si richiami però a un’Unione solidale e “umana”, perchè solo così essa può essere davvero capace di affrontare le sfide che attendono i cittadini (e le istituzioni europee) sia all’interno dello spazio Ue che all’esterno, con i conflitti aperti in corso.

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Questo blog nasce dall’incontro di tre persone emigrate volontariamente in età adulta dall’Italia in Svizzera e che in questo Paese hanno realizzato esperienze diverse in vari ambiti lavorativi e culturali. 

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