di Pietro Lunetto, Coordinatore Nazionale Filef e co-presidente Filef Nuova Migrazione Belgio

La manifestazione del 7 ottobre a Roma, promossa da oltre 100 associazioni e reti della società civile, la CGIL in testa, ma poi ANPI, ARCI, ACLI, movimenti ambientalisti e per la pace, LIBERA la FILEF, è un importante appuntamento per il nostro Paese.

Le richieste che saranno portate in piazza sono molteplici e riguardano alcuni dei temi più urgenti del nostro tempo: il lavoro, la salute, l’istruzione, l’ambiente, la pace, la migrazione.
In particolare, la manifestazione rivendica il diritto al lavoro stabile, libero e di qualità, il diritto alla salute, il diritto all’istruzione, il diritto a un ambiente sano e sicuro, il diritto alla pace. Questi diritti, si legge nell’appello, si garantiscono solo attraverso una redistribuzione delle risorse e della ricchezza che chieda di più a chi ha di più.

La manifestazione è anche un’occasione per esprimere il proprio dissenso nei confronti di alcune scelte del governo, come l’autonomia differenziata e il superamento del modello di Repubblica parlamentare. Queste scelte,porterebbero alla disarticolazione di un sistema unitario di diritti e di politiche pubbliche, e ridurrebbero ulteriormente gli spazi di democrazia e partecipazione.

La manifestazione del 7 ottobre è dunque un’occasione per dare un segnale forte e univoco: la società civile chiede un nuovo modello di sviluppo, fondato su uguaglianza, solidarietà e accoglienza. Un modello che garantisca a tutte le persone, indipendentemente dalla loro condizione sociale, economica o territoriale, i diritti fondamentali sanciti dalla Costituzione.

La manifestazione è anche un’occasione per rilanciare la democrazia partecipata.
Le associazioni promotrici hanno infatti lanciato un percorso di confronto, iniziativa e mobilitazione comune che, a partire dai territori, rimetta al centro la necessità di garantire a tutte le persone e in tutto il Paese i diritti fondamentali.

Due i temi della manifestazione che vorremmo sottolineare, il tema migrazione e quello dell’autonomia differenziata. Solidarietà e accoglienza sono i principi alla base di una società volta a garantire il
riconoscimento dei diritti a chi fugge da guerre, persecuzioni, miseria e devastazioni ambientali.

Uguaglianza e partecipazione rappresentano principi costituzionali che misurano il grado di coesione di un Paese che deve garantire il riconoscimento dei diritti di cittadinanza, le pari opportunità e una compiuta integrazione sociale anche delle persone immigrate.

Bisogna riformare in Italia, ma anche in Europa, la legislazione che regola il fenomeno migratorio, senza dimenticare le storture in tema di mobilitá dei cittadini europei.
Bisogna realizzare che non esiste nessuna invasione. A fronte di anche 150mila arrivi, se ci fosse una politica organica per gestirla, si tratterebbe di distribuire 15 persone per ogni comune italiano. Ma siccome si sguazza nell’approccio emergenziale, la situazione è al momento disastrosa a livello organizzativo.
Bisogna superare l’approccio punitivo, sia della Bossi FINI, ma anche della Turco Napolitano, che ricordiamo ha introdotto per la prima volta i CPR e un perseguire chi “fa entrare stranieri nel territorio italiano senza permessi”.

Servono corridoi di ingresso legali e sicuri, così si eliminano gli scafisti e la mafie che gestiscono i flussi illegali. E la gestione dei flussi migratori vanno sempre legate ad un welfare territoriale su cui bisogna tornare ad investire, per non dare la stura alle destre che contrappongono migranti, che usano risorse, e ai cittadini residenti che invece si trovano in difficoltà.

Serve una riforma sull’acquisizione di cittadinanza, e penso ai migliaia di ragazzi, nati sul territorio italiano, che frequentano le scuole italiane, ma che non sono considerati cittadini italiani.

I progetti di autonomia differenziata, così come nella proposta di legge Calderoli, avranno degli effetti anche per i cittadini italiani residenti all’estero. In base alle competenze che sarebbero trasferite alle regioni, ci si ritroverebbe in una giungla di norme diverse e di una concorrenza tra regioni che renderebbero ancora piú complicato un possibile rientro. Senza considerare che il gap di sviluppo nord-sud andrebbe ad aumentare a dismisura, con un centro nord che si aggancerebbe sempre di più alle nazioni forti dell’europa e un sud, abbandonato a se stesso e trasformato nel parco giochi estivo
di mezza europa.

Dall’estero, diverse organizzazioni che sostengono e promuovono la manifestazione stanno organizzando dei sit in o una partecipazione simbolica digitale. Ci sono iniziative a Berlino, Bruxelles, probabilmente Parigi. Anche la Filef ha lanciato una campagna di sostegno on line. L’evento di Roma è stato coperto da radio MIR, la radio degli italiani all’estero.

La Filef ha lanciato una campagna di sostegno on line, se volete partecipare è possibile inviare il proprio messaggio di sostegno con una vostra foto a redazionemir@gmail.com. Verrà creato un carosello dei messaggi in contemporanea alla manifestazione.