Cosa ne è stato di Gaza, sette mesi dopo il cessate il fuoco? Ci capita ancora di tornare per qualche secondo con la mente in quell’inferno che abbiamo tutti condiviso con foto raccapriccianti e slogan di protesta? Lo sdegno internazionale, rumoroso ma poco efficacie, ha deciso di spostarsi altrove, tutti probabilmente rassicurati da quelle parole che implicavano la fine dei bombardamenti. Ma da allora cosa è cambiato realmente?
“Quello che vediamo” racconta Salim Oweis, responsabile delle comunicazioni di Gaza e Medio Oriente per l’Unicef, “È un aumento di malattie, eruzioni cutanee, problemi all’apparato digestivo e respiratorio e tutto questo è dovuto allo scarso livello di igiene e all’accesso all’acqua, oltre al fatto che non c’è un solo ospedale che funziona a pieno regime.”
L’ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari fa regolarmente dei rapporti sulla situazione umanitaria a Gaza e gli ultimi dati evidenziano un quadro già disastroso in peggioramento, dovuto all’aumento dei roditori, soprattutto, ma anche di scarafaggi, mosche e parassiti vari che contribuiscono a trasmettere malattie come scabbia e infezioni cutanee.
Esistono foto a testimoniare la situazione e in molte di queste immagini si vedono bambini con bolle in tutto il corpo, pustole, ma soprattutto morsi dei topi che attaccano soprattutto di notte. Alcune testimonianze raccolte negli accampamenti riferiscono che la maggior parte dei genitori con bambini piccoli fanno i turni di notte per rimanere svegli e proteggere i figli dagli attacchi dei roditori.
Questo perché la gente continua a vivere nelle tende dal momento che le case mobili che dovevano entrare nella Striscia subito dopo il cessate il fuoco non hanno ad oggi ancora ottenuto i permessi. È facilmente comprensibile come densi agglomerati di essere umani che vivono tra le loro macerie, in condizioni igieniche estreme, aumentino esponenzialmente la proliferazione dei roditori che non incontrano nessun tipo di ostacolo dal momento che non ci sono muri se non quelli di stoffa e sgualciti delle tende.
I generi alimentari che faticosamente le persone sono riuscite a procurarsi vengono conservati all’interno delle tende e di conseguenza facilmente attaccabili.
Consideriamo anche il fatto che la popolazione di Gaza è ammassata in aree sempre più limitate dal momento che la maggior parte del territorio è occupata da Israele. Vivono di fatto tra le macerie e i rifiuti, che non vengono più raccolti, dando vita a un ecosistema paradisiaco per i topi, senza contare che sotto le macerie ci sono anche i cadaveri di migliaia di corpi in putrefazione.
On line si possono trovare numerosi articoli scritti dai preziosi giornalisti e giornaliste di Gaza con lo scopo di denunciare questa terribile emergenza umanitaria. Al Jazeera per esempio riporta la testimonianza di una donna sfollata con i suoi figli che una notte si è svegliata sentendo le urla della sua bambina perché un ratto, descritto grosso come un coniglio, le avrebbe morso una mano. Ora la bambina è evidentemente traumatizzata e dorme solo più in braccio a lei.
Immaginiamo anche gli odori che si sprigionano da questi cumuli di detriti e immondizia, negli stessi luoghi dove le persone mangiano, dormono e si lavano.
Sarebbe già sufficiente per far esplodere un’indignazione globale, ma a questa situazione bisogna aggiungere un dettaglio determinante, ossia il fatto che Israele continua a vietare l’ingresso dei prodotti per la disinfestazione come il veleno per i topi. I pochi pesticidi rimasti vengono quindi venduti a prezzi esorbitanti e rimangono comunque soluzioni temporanee perché dopo pochi giorni il problema si ripresenta.
Per risolverlo davvero sarebbe necessario agire a livello strutturale, cambiando le condizioni che favoriscono il problema.
Nell’81% dei siti valutati sono stati avvistati frequentemente roditori e parassiti, nel 65% sono stati riscontrati casi di pidocchi e in più della metà dei siti le cimici dei letti.
Dall’inizio del 2026 secondo le autorità sanitarie sono stati segnalati più di 70.000 casi di infestazioni da roditori.
Ultimo dato di cui tenere conto è che non vengono più utilizzate le tubature fognarie, di conseguenza anche i rifiuti umani si trovano ovunque. I pochi ospedali ancora funzionanti sono incapaci di rispondere a questa emergenza sanitaria. Mancano i farmaci per curare per esempio le malattie cutanee.
Dal 10 ottobre scorso, in seguito all’entrata in vigore del cessate il fuoco, Israele non fa più i bombardamenti a tappeto che prima uccidevano centinaia di persone in un giorno. Nonostante questo sono più di 800 le persone uccise da allora. La tecnica militare israeliana è cambiata, ma l’obiettivo di eliminare la popolazione rimane inalterato. Ora si tratta più di uno stillicidio, tra uccisioni casuali, giornaliere, dovute prevalentemente al fatto che le persone si avvicinano troppo alla linea gialla, quella che delimita il confine con i territori occupati dall’esercito israeliano che sono stati anche ampliati dal 53% al 60%.
Quindi attualmente tutta la popolazione di Gaza, sopravvissuta ai bombardamenti più massicci, vive nel 40% del territorio della Striscia, nelle condizioni insostenibili che ci raccontano.
Nel frattempo il rumoroso “Piano di pace” promosso da Donald Trump è stato completamente dimenticato dalla politica e dalla diplomazia internazionale, anche a causa del conflitto tra U.S.A. e Iran che ha spostato l’attenzione del mondo. Le trattative proseguono con precondizioni che prevedono il disarmo di Hamas e delle fazioni palestinesi a priori, senza nessuna garanzia che questo poi avvenga anche con l’effettivo ritiro dell’esercito israeliano e la messa in pratica dei piani di ricostruzione e il corretto flusso degli aiuti umanitari. A metà aprile Hamas ha prevedibilmente respinto la proposta e mentre Gaza ha perso anche l’interesse dell’opinione pubblica mondiale, due milioni di persone continuano a vivere tra macerie e rifiuti, attaccati da topi e parassiti come i reietti dell’umanità che nessuno ha più il coraggio di guardare.


